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Il Mediterraneo all’Onu, Italia modello mondiale contro il marine litter

La proposta Legambiente al Palazzo di Vetro, entro 2020 estendere bando shopper a tutti i Paesi del bacino

RISORSE
Il Mediterraneo all’Onu, Italia modello mondiale contro il marine litter

(Fotolia)

In una conferenza mondiale dedicata agli oceani, a cui partecipano tutti i Paesi del mondo, parlare di Mediterraneo non era semplice né scontato. Forse, non doveva neanche essere un tentativo lasciato alla caparbietà di un’associazione, nello specifico Legambiente, ma quel che conta è il risultato. E il risultato è che a New York, al Palazzo di Vetro dell’Onu, in cui si sta svolgendo la Conferenza degli Oceani che deciderà sul futuro di questi preziosi ecosistemi, il Mediterraneo c’è.

Protagonista di due dei 150 eventi paralleli, uno dei quali italiano (ed è anche l’unico evento italiano nel programma della Ocean Conference delle nazioni Unite), il Mediterraneo nel suo piccolo si offre come modello mondiale con l’Italia in prima linea nella lotta al marine litter. “Abbiamo tirato fuori l’orgoglio italiano in questa conferenza – dice all’Adnkronos Stefano Ciafani, direttore nazionale di Legambiente, che si trova a New York per la Conferenza Onu - l’Italia sul tema del marine litter ha messo in campo una delle azioni più efficaci, che è il bando sui sacchetti di plastica non compostabili, approvato nel 2006 ed entrato in vigore nel 2011".

"Nel primo giorno della conferenza Onu abbiamo lanciato un ‘impegno volontario’: entro il 2020 tutti i Paesi europei e non che si affacciano sul Mediterraneo devono copiare il modello italiano. Questo - sottolinea Ciafani - permetterebbe di ridurre nei prossimi anni il problema della plastica in mare, nel Mediterraneo e nel mondo. In soli 5 anni in Italia, grazie al bando – ricorda Ciafani - il consumo di plastica per produrre i sacchetti si ridotto del 55%”.

Non solo. In ballo c’è anche l’approvazione del pacchetto Ue sull’economia circolare, entro la fine dell’anno. "Se il testo resta nell’attuale versione, quella votata dal Parlamento e che è oggetto adesso di negoziazione con Consiglio e Commissione, allora ci sono le premesse perché nei prossimi anni i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo contribuiscano a ridurre il problema dell’inquinamento marino”. Insomma, “il Mediterraneo potrebbe avere più protagonismo e noi stiamo cercando di darglielo”, continua Ciafani. L’occasione sarà l’evento parallelo della Conferenza, in programma domani, giovedì 8 giugno, durante il quale verrà affrontato il tema dei rifiuti nel Mediterraneo tra stato dell’arte e possibili soluzioni.

“Racconteremo la nostra esperienza, quella che gli anglosassoni chiamano citizen science, ovvero il contributo scientifico che i cittadini singoli o organizzati possono dare alla conoscenza dei fenomeni ambientali", anticipa Ciafani. Dall’esperienza trentennale di Goletta Verde, che dal 2013 ha iniziato a fare monitoraggio di microplastiche e macrorifiuti galleggianti; alla campagna storica ‘Spiagge e fondali puliti’ che negli ultimi 3 anni è diventata un’azione di monitoraggio scientifico della quantità e della tipologia dei rifiuti sulle spiagge italiane.

"Ci viene detto, non ce lo diciamo da soli, che è l’esperienza più importante di citizen science a livello mondiale, messa in campo da un’organizzazione non governativa, per qualità e quantità di dati sul marine e beach litter. Poi parleremo anche dei rischi per salute, diretti e indiretti, dell’inquinamento marino”.

E si parlerà delle soluzioni al marine litter. Tre le azioni fondamentali indicate: campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini, amministrazioni locali e categorie produttive; corretta gestione rifiuti; politiche di prevenzione che passano anche per l’innovazione tecnologica, e qui hanno un ruolo importante di imprese e Stati che devono investire in ricerca.

“I Paesi del mondo chiaramente vedono solo gli oceani, ma tra tutti quelli che vengono considerati ‘mari regionali’ il Mediterraneo è uno dei più importanti a livello mondiale, sotto il punto di vista sia economico che della biodiversità. Per questo - sottolinea Ciafani - a febbraio, nella conferenza preliminare che c’è stata a New York, abbiamo posto il problema dell’assenza del Mar Mediterraneo, richiesto spazio e proposto questo evento parallelo promosso da noi e inserito poi nel programma".

"I Governi mediterranei forse non avrebbero dovuto lasciare a un’associazione di cittadini come Legambiente questo ‘onore’, forse - conclude il direttore Legambiente - avrebbero dovuto porre loro il problema. Non lo hanno fatto, lo abbiamo fatto noi”.

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