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Clima, riserve marine 'barriera' contro il Global Warming

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Clima, riserve marine 'barriera' contro il Global Warming

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Le riserve marine protette possono contribuire a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Sono le conclusioni di un team di ricerca internazionale che ha valutato 145 studi. "Le riserve marine non possono fermare o compensare completamente gli impatti crescenti del cambiamento climatico. Ma possono rendere gli ecosistemi marini più resilienti ai cambiamenti e, in alcuni casi, contribuire a rallentare il tasso di cambiamento climatico", ha dichiarato Jane Lubchenco, professore presso il College of Science della Oregon State University (Osu) e coautore di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences.

In tutto il mondo, le Nazioni costiere si sono impegnate a tutelare il 10% delle loro acque entro il 2020, ma finora solo il 3,5% dell'oceano è stato messo sotto protezione e l'1,6%, o anche meno della metà, è fortemente protetto dallo sfruttamento. Alcuni ricercatori sostengono che fino al 30% dell'oceano dovrebbe essere tutelato come riserva per salvaguardare gli ecosistemi marini a lungo termine.

"La protezione di una parte dei nostri oceani e delle zone umide costiere contribuirà al sequestro di carbonio, a limitare le conseguenze di una cattiva gestione, a proteggere gli habitat e la biodiversità che sono elementi chiave per gli oceani sani del futuro e a proteggere le popolazioni costiere da eventi estremi", afferma Lubchenco, che in precedenza ha lavorato per l'agenzia federale statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).

Gli autori sostengono che le riserve marine possono aiutare a proteggere gli ecosistemi e le persone da cinque impatti del cambiamento climatico che si stanno verificando: l'acidificazione dell'oceano, l'aumento dei livelli del mare, un aumento dell'intensità delle tempeste, gli spostamenti nella distribuzione delle specie e la diminuzione della produttività oceanica e della disponibilità di ossigeno.

I vantaggi sono più grandi in riserve di grandi dimensioni, consolidate nel tempo e ben gestite che garantiscono piena protezione dalla pesca e dall'estrazione di minerali e l'isolamento da altre attività umane dannose.

Lo studio osserva che le acque superficiali oceaniche sono diventate in media del 26% più acide rispetto all'epoca preindustriale e che, entro il 2100, in uno scenario 'business-as-usual', saranno il 150% più acide, mentre le zone umide costiere, incluse mangrovie, praterie sottomarine e paludi salmastre, hanno dimostrato una capacità di ridurre le concentrazioni locali di biossido di carbonio perché contengono piante con elevati tassi di fotosintesi.

Le zone umide costiere, insieme a barriere coralline e colonie di ostriche, foreste di kelp e pianure fangose, possono contribuire a migliorare gli impatti dell'innalzamento dei livelli di mare. Il livello medio globale del mare è salito di circa 7 centimetri dal 1900, e dovrebbe aumentare di circa 0,9 metri entro il 2100, minacciando molte città e Nazioni più basse.

La vegetazione densa nelle zone umide costiere può anche fornire protezione contro forti tempeste, che crescono in intensità in molte parti del mondo. Inoltre, secondo i ricercatori, il cambiamento climatico sta già avendo un grande impatto sull'abbondanza e sulla distribuzione delle specie marine oltre a interagire e aggravare altri fattori di stress come la pesca e l'inquinamento.

"Abbiamo visto come le riserve marine possano essere un rifugio per alcune specie che sono minacciate dalla pesca o dalla perdita di habitat e anche un 'trampolino di lancio' per altre specie che si stanno ricolonizzando o si muovono in nuove aree", afferma Lubchenco. "Le riserve - conclude - aumentano la resilienza degli ecosistemi marini, e quindi la nostra resilienza".

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