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In fumo un terzo dell'Oasi Astroni

L’incendio iniziato mercoledì scorso nell’oasi di Astroni ancora non è domato: lo sottolinea il Wwf sottolineando che "il tesoro di natura custodito nel cratere continua a bruciare". Dopo giorni di fuoco e di tentativi di spegnimenti, le fiamme hanno divorato più di un terzo della Riserva e in particolare la parte più alta, che è caratterizzata da macchia mediterranea e da un’importante lecceta.

Adesso le fiamme si stanno pericolosamente avvicinando verso la parte bassa del cratere che è anche l’area più pregiata, che si trova man mano che si scende verso il fondo del cratere, dove è presente anche un lago. Nel cratere, infatti, la distribuzione altitudinale della vegetazione si presenta invertita (inversione vegetazionale) rispetto a quanto avviene normalmente: risalendo dal fondo verso la sommità del cratere l’umidità diminuisce sensibilmente, dando origine a condizioni di aridità che consentono lo sviluppo della macchia mediterranea dominata da leccio, mirto, lentisco, fillirea, ginestra e alaterno.

A differenza di ieri, quando sono stati impiegati un canadair e un elicottero pesante, oggi a causa dell’indisponibilità di velivoli, sulla riserva sta operando solo un elicottero più piccolo che non riesce a fare interventi risolutivi sull’incendio. È stato quindi richiesto nuovamente l’invio almeno di un canadair.

L’Oasi degli Astroni, in prossimità di Pozzuoli e dei Campi Flegrei, è un 'giardino segreto' nel cuore di Napoli. Il grande cratere vulcanico (generato da una serie di sette eruzioni vulcaniche avvenute tra 4.100 e 3.800 anni fa) è l’ultima testimonianza dell’antico manto forestale che avvolgeva la provincia di Napoli e il bosco secolare che ne ricopre il fondo rappresenta oggi un importante polmone verde alle porte della città, dove nidificano 5 specie di rapaci.

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