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Incendi: dai droni al 'fattore umano', proposte per la prevenzione

'C’è la tecnologia, usiamola'. Il 25 luglio le proposte saranno presentate alla Camera

RISORSE
Incendi: dai droni al 'fattore umano', proposte per la prevenzione/VIDEO

Un primo stanziamento di 5 milioni di euro per avviare il Programma nazionale di riforestazione delle aree protette colpite dagli incendi che stanno letteralmente mettendo a fuoco l’Italia in questa estate 2017. Ad annunciarlo, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ma accanto a questo serve la prevenzione. "Bene i soldi per il rimboschimento, ma almeno 10 volte di più i fondi servono per la prevenzione con una scelta fatta in modo strategico", commenta Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, che il 25 luglio alla Camera presenterà due proposte per puntare proprio sulla prevenzione (VIDEO).

Prevenzione che, per Pecoraro Scanio, può passare attraverso due canali, quello dell’innovazione e quello umano. Partiamo dalla prima proposta. "Oggi con un solo drone è possibile, ad esempio, controllare tutta l'area del Vesuvio. Droni utilizzati per la video e termo sorveglianza che riescono a veder anche un animale, una singola persona che cammina, e quindi in grado di intercettare non solo il fuoco appena inizia, permettendo di intervenire in maniera rapida, ma anche l’incendiario, e anche di notte. Ci sono altri strumenti tecnologici: usiamoli tutti per bloccare gli incendi".

Dalla tecnologia al fattore umano, con la prevenzione che passa attraverso le attività sul territorio. "Il secondo sistema ‘umano’ per bloccare gli incendi: utilizzare al massimo le imprese agro-silvo-pastorali, quelle che fanno agricoltura, pastorizia, forestazione. Perché ovunque c’è un presidio di persone che vivono il bosco è difficile che qualcuno possa appiccare un fuoco", sottolinea Pecoraro Scanio.

Bisogna "potenziare e finanziare con le misure che a nostra disposizione, come i piani di sviluppo rurale dell’unione Europea (i Psr) e finanziare la cosiddetta agricoltura ecologica, quell’agricoltura che presidia il bosco, in particolare nelle aree protette e che svolge un’attività sostenibile, e anche le associazioni di volontariato. E’ chiaro - aggiunge Pecoraro Scanio - Se si fa passare il messaggio che quando un bosco si incendia poi c’è il lavoro nella riforestazione, qualche pazzo o criminale può pensare che gli incendi possono creare opportunità di lavoro. Invece dobbiamo far capire che l’opportunità di lavoro c’è se il bosco è salvo, con il turismo, con la tutela, con le visite guidate".

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