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Overshoot Day, il 2 agosto 'budget' di risorse naturali esaurito per il pianeta

Mai così presto da quando è stato calcolato per la prima volta

RISORSE
Overshoot Day, il 2 agosto 'budget' di risorse naturali esaurito per il pianeta

(Fotolia)

Il 2 agosto, mai così presto da quando è stato calcolato per la prima volta, sarà l'Overshoot Day per il pianeta Terra, cioè il giorno in cui avremo superato la quantità di risorse naturali a disposizione dell'umanità. Solo 8 mesi per esaurire il 'budget' che dovremmo invece utilizzare nell'arco di un anno. A questi ritmi, secondo il Global Footprint Network, per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali ci servirebbero 1,7 pianeti. Ma ne abbiamo a disposizione uno solo.

Come consumiamo queste risorse? Ben il 60% corrisponde alla “richiesta di natura” necessaria per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica. Poi c'è il cibo, responsabile del 26% dell’impronta ecologica globale: "se dimezzassimo lo spreco, mangiassimo alimenti a basso contenuto proteico e seguissimo una dieta adeguata in termini di calorie assunte, potremmo ridurre l’impronta ecologica globale del 22%, spostando la data del prossimo Earth Overshoot Day di ben 42 giorni", spiega Marta Antonelli, Research Programme Manager della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition.

Ma lo spreco alimentare non è l’unico fattore del quale tenere conto nel nostro processo di cambiamento. L'attività agricola consuma il 70% dell’acqua dolce che preleviamo. Non solo: a livello globale, il settore agricolo produce il 24% dei gas a effetto serra (più del settore industriale o dei trasporti) e questo avviene mentre quasi il 40% della superficie terrestre è sottoposta alle attività agricole e zootecniche, con una porzione di suolo idoneo alla coltivazione pari a 4,4 miliardi di ettari (ossia 146 volte l’Italia).

Tutti noi potremmo fare qualcosa per migliorare la situazione, ad esempio cambiando abitudini alimentari, a partire dagli sprechi. Se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo principale produttore di anidride carbonica al mondo, dopo Stati Uniti e Cina. In Italia sprechiamo il 35% dei prodotti freschi (latticini, carne, pesce), il 19% del pane e il 16% di frutta e verdura prodotti.

Lo spreco di cibo è responsabile anche una perdita di 1.226 milioni di mc l’anno di acqua (pari al 2,5% dell’intera portata annua del fiume Po) e dell’immissione nell’ambiente di 24,5 milioni di tonnellate Co2 l’anno, di cui 14,3 milioni dovuti agli sprechi domestici. L’assorbimento della sola Co2 prodotta dallo spreco domestico in Italia richiede una superficie boschiva maggiore di quella presente in Lombardia.

Su come il cibo viene prodotto si focalizza l’analisi del Food Sustainability Index, l’indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit che analizza 25 Paesi rappresentanti oltre i due terzi della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale. Secondo l’analisi, è la Francia, soprattutto grazie alle sue innovative politiche contro lo spreco e per l’approccio equilibrato all’alimentazione, il Paese al mondo che produce il “cibo più buono” sulla base di 3 elementi: agricoltura sostenibile; alimentazione; spreco alimentare.

Seguono Giappone e Canada, grazie alle loro politiche in tema di agricoltura sostenibile e nella diffusione di regimi alimentari corretti ed equilibrati.

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