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In 2 anni 25,4 milioni di euro per le specie a rischio estinzione

Gorilla e grandi felini i più supportati

RISORSE
In 2 anni 25,4 milioni di euro per le specie a rischio estinzione

Dalla Danimarca alla Spagna, dall’Irlanda alla Bulgaria, l’Europa fa la sua parte per arginare gli effetti della “sesta estinzione di massa delle specie animali” e nei soli ultimi due anni, muove 25,4 milioni di euro nella conservazione degli habitat più a rischio del Pianeta. Tra i cinque Continenti, a beneficiarne di più è l’Africa, che nel biennio 2014- 2016 ha intercettato il 42% dei fondi stanziati, con il rinoceronte che spicca tra le specie che hanno avuto bisogno del maggior supporto.

A fare il punto sugli investimenti che i parchi zoologici d’Europa hanno profuso in situ (nell’habitat naturale degli animali) è Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo e membro del gruppo di lavoro sulle scimmie antropomorfe della European Association of Zoos and Aquaria (Eaza), durante l’VIII Convegno Nazionale della Ricerca nei Parchi in corso a Bussolengo fino a domenica 1 ottobre.

“In Europa c’è un contingente di più di 300 parchi zoologici che conosce e si fa carico delle necessità economiche dei progetti di salvaguardia delle specie a rischio estinzione - commenta Zaborra - I dati ufficiali d’investimento del biennio appena trascorso, ancora parziali ad aprile 2017, restituiscono l’immagine di un globo interamente coinvolto dalla perdita di biodiversità, con il rinoceronte, il gorilla e i grandi felini in testa tra le specie più supportate”.

Dopo rinoceronte, gorilla e grandi felini, seguono antilopi e uccelli migratori. Simbolo di questa emergenza è senz’altro l’Africa, alla quale sono stati inviati circa 10 milioni e mezzo di euro. Segue l’Asia, con più di 5 milioni di euro, l’Europa stessa con 3 milioni e mezzo, poi il Sudamerica con 2,4. Dietro le regioni antartiche del Polo Sud, il Sud-est asiatico e l’Oceania, fanalino di coda con meno di 1 milione di euro.

Fondi devoluti con obiettivi specifici per massimizzare l’efficacia dell’aiuto, necessari alla costruzione di due pilastri: “Il sostegno alle comunità locali - spiega Avesani Zaborra - coinvolte in progetti lavorativi che possano offrire loro un’alternativa allo sfruttamento delle risorse naturali, al quale è spesso costretto chi vive in zone d’indigenza; ricerca in campo per ottenere la necessaria conoscenza dello stato effettivo di conservazione delle specie nel loro habitat naturale”.

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