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Dall''Italia del riciclo' un valore aggiunto di 12,6 mld nel 2015, 1% del Pil

Focus sull’evoluzione della gestione dei rifiuti in Europa e in Italia nel rapporto 'Italia del Riciclo'

RISORSE
Dall''Italia del riciclo' un valore aggiunto di 12,6 mld nel 2015, 1% del Pil

(Adnkronos)

Un valore aggiunto stimato in 12,6 miliardi di euro, equivalenti a circa l’1% dell’intero Pil. E' quanto prodotto dall’industria italiana del riciclo nel 2015. L'ultima edizione dello studio annuale 'L’Italia del Riciclo', il Rapporto promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Unire (l’Associazione che rappresenta le aziende del recupero rifiuti), oltre ad approfondire le dinamiche delle diverse filiere, propone un focus, realizzato da Ecocerved, sull’evoluzione della gestione dei rifiuti in Europa e in particolare in Italia, a 20 anni dall’emanazione del D.Lgs. 22/97 che ha disciplinato per la prima volta in modo organico il settore dei rifiuti.

Nel 2014, il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta avviato a recupero, il 49% a smaltimento. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%; in Francia raggiunge il 69%. Nell’Ue, il settore della gestione dei rifiuti genera un fatturato complessivo di 155 miliardi di euro e produce quasi 50 miliardi di euro di valore aggiunto; entrambe le voci mostrano inoltre una crescita nominale di circa il 10% rispetto al 2011. Anche in termini economici il Paese che si attesta sui livelli più alti è la Germania, mentre quello con la maggiore accelerazione nel tempo è la Spagna (+25% di fatturato e +50% di valore aggiunto dal 2011). L’Italia, con più di 23 miliardi di euro, pesa per il 15% del fatturato complessivamente generato dal settore della gestione dei rifiuti in Europa nel 2014.

A livello nazionale, la quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 milioni di tonnellate, mentre l’avvio a smaltimento si è drasticamente ridotto da 35 a 18 milioni di tonnellate. Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine: 38%, 46% e 17%. Anche sui rifiuti urbani e da raccolta differenziata si è registrata negli anni una notevole inversione di tendenza, con un deciso rafforzamento dell’avvio a recupero e la marginalizzazione dello smaltimento.

Parimenti il tessuto imprenditoriale è mutato: le circa 10.500 imprese che nel 2015 gestiscono rifiuti, a titolo di attività principale o secondaria, sono infatti diminuite rispetto al 1999, in seguito a processi di concentrazione e integrazione aziendale, con un grosso aumento delle società di capitale e una riduzione costante delle imprese individuali, che si sono praticamente dimezzate tra il 1999 e il 2015, a testimonianza di una progressiva industrializzazione del settore.

Esaminando i risultati economici di un panel di oltre 1.000 imprese che da più di 10 anni gestiscono rifiuti come loro core business, il gestore medio conta un fatturato di 16 milioni di euro nel 2015, una cifra più che raddoppiata in termini reali rispetto al 2003. Le piccole imprese (con un numero di addetti compreso tra 10 e 49), che negli anni hanno via via ampliato la loro quota di mercato, spiccano nel 2015 con il più alto livello di valore aggiunto. Si stima, infine, sulla base di questo panel, che l’industria del riciclo abbia prodotto 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2015, equivalenti a circa l’1% dell’intero Pil.

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