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Dall'Italia all'Australia, le mete del gusto sostenibile

Viaggi enogastronomici alla ricerca del cibo davvero buono, dal biologico alla lotta allo spreco

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Dall'Italia all'Australia, le mete del gusto sostenibile

Secondo la ricerca internazionale Food Travel Monitor di Wtfa, oggi un viaggiatore su due sceglie la destinazione da raggiungere in base all’offerta enogastronomica. Di Paesi in cui si mangia davvero bene ce ne sono stanti, ma quali quelli in cui il gusto si sposa con la sostenibilità? La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition ne ha identificati cinque che si distinguono per aver messo in campo best practice nel campo della produzione del cibo, contribuendo così a cambiare in positivo i sistemi alimentari: sono Francia, Brasile, Italia, Australia, Germania.

Partiamo dalla Francia, 'campione' nella lotta allo spreco alimentare. Ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo (1/3 del cibo del mondo) vengono sprecate senza arrivare neanche a tavola, ovvero circa 4 volte la quantità necessaria a sfamare 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Senza contare che il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della Co2. La Francia ha fatto passi da gigante nella lotta allo spreco alimentare: solo il 2,31% del cibo prodotto si perde all’interno della filiera.

Merito della legge del 2016 che ha reso obbligatorio riutilizzare le derrate alimentari ancora commestibili ma rimaste invendute. Un provvedimento significativo, che ha interessato ogni settore, dalle scuole alle grandi aziende e ha portato a stipulare convenzioni con associazioni no profit per la distribuzione di generi alimentari e a sanzioni per evitare la distruzione volontaria dei prodotti alimentari ancora consumabili.

Il Brasile si distingue per un'agricoltura particolarmente giovane: un agricoltore su tre è under 24 (in Europa solo 6% degli agricoltori ha meno di 35 anni). A questo dato si aggiungono l’uso della tecnologia applicata ai sistemi di irrigazione intelligente, l’utilizzo dei droni per il controllo dei terreni e il monitoraggio automatico delle condizioni climatiche che garantiscono un migliore uso delle aree coltivabili e un’ottimizzazione di tutti i processi agricoli. Oggi il Brasile è leader per il suo approccio “giovane” in agricoltura, dovuto principalmente a un tipo di produzione a carattere familiare che riesce a garantire anche una ricchissima biodiversità ambientale.

Con un punteggio pari a 95,96 (in una scala da 1 a 100), l’Italia si classifica al primo posto, tra i Paesi europei, per minori emissioni di Co2 equivalente in agricoltura. Un risultato molto incoraggiante se si considera che nel mondo le emissioni in questo settore sono aumentate del 20% dal 1990 a oggi (e raddoppiate dal 1960 a oggi) e che attualmente rappresentano il 24% dei gas serra totali.

In un mondo in cui si stima che entro il 2050 la produzione agricola possa aumentare del +70% diventa allora fondamentale lavorare per impattare di meno sull’ambiente. In questo senso, in Italia è stato fatto un primo passo in avanti. L’uso di energie rinnovabili ha portato a una riduzione di circa il 34% delle emissioni di Co2, un valore che ha tutte le potenzialità per poter crescere ulteriormente.

L'Australia, invece, è leader nella gestione dello spreco: ponendosi l'ambizioso obiettivo di ridurre drasticamente entro il 2020 lo spreco di cibo attraverso tutta la filiera, il Paese ha realizzato un sistema di gestione dei rifiuti efficiente ed economicamente responsabile che arriva a “sprecare” solo lo 0,66% di tutto il cibo prodotto, mentre il rimanente 99,34% viene riutilizzato e impiegato anche in altri settori. L’Australia allarga il campo di azione non solo alla filiera, ma anche al consumatore finale.

Da una parte, infatti, è stata messa in atto una strategia che fa lavorare in sinergia produttori, distributori, trasformatori e rivenditori per dirottare il cibo sprecato dalle discariche ad usi più produttivi (come il compostaggio o l'arricchimento del suolo), dall’altra sono state avviate pratiche di sensibilizzazione per i consumatori tanto da inserire il concetto di impatto ambientale nell’ultima edizione delle Australian Dietary Guidelines.

La Germania punta sul biologico: la percentuale di terreni che il Paese ha adibito all’agricoltura bio è del 6,27% del totale. Paesi come Regno Unito o Francia dedicano allo stesso scopo poco più del 3% delle terre disponibili. Ma la Germania ha un obiettivo ancora più ambizioso: innalzare i valori fino al 20% entro pochi anni, vista la crescita costante della domanda per questo genere di produzione.

Un traguardo che viene supportato, in generale, da un basso uso di pesticidi e fertilizzanti nelle loro tecniche agricole, ma soprattutto dalla virtuosa gestione delle risorse idriche. Si tratta di un approccio strategico da applicare su larga scala, soprattutto se si considera che a livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l’uso dell’uomo.

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