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Dalle 'railway paths' alle 'vías verdes', in Europa 19mila km di percorsi verdi

Due giorni di incontri e studio in vista dell’avvio dei lavori della pista ciclopedonale della Costa dei Trabocchi

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Dalle 'railway paths' alle 'vías verdes', in Europa 19mila km di percorsi verdi

(Fotolia)

Migliaia di chilometri di ferrovie dismesse trasformati in greenways, percorsi verdi dedicati alla mobilità dolce che rappresentano un'occasione di recupero di aree abbandonate e di sviluppo per i territori. Si stima che in Europa le greenways lungo ex ferrovie raggiungano i 19mila chilometri: a seconda dei Paesi, sono chiamate 'railway paths', 'rails-trails', 'vías verdes' o 'chemin du rail'.

Le linee ferroviarie abbandonate rappresentano, infatti, lo strumento privilegiato per lo sviluppo delle greenways, che secondo la definizione della European Greenways Association, sono vie di comunicazione riservate esclusivamente a spostamenti non motorizzati, sviluppate in modo integrato al fine di migliorare l’ambiente e la qualità della vita nei territori attraversati. Percorsi verdi pubblici multi-funzionali, che attraversano le aree urbane, suburbane e rurali, che possono essere utilizzati da diversi tipi di utenti (a piedi, in bicicletta, a cavallo, con i pattini) e che servano sia per gli spostamenti quotidiani sia per la ricreazione.

Il movimento volto alla conversione delle linee ferroviarie abbandonate in percorsi verdi è iniziato negli Usa nei primi anni 60. I primi rails-trails aperti al pubblico sono stati l’Illinois Prairie Path (1966), lungo 88 km e l’Elroy-Sparta State Park Trail (1967), nel Wisconsin, lungo 51 km. Oggi i percorsi sono più di 2000 per un totale di 36.500 km, con circa 800 progetti in corso, per altri 13.000 km.

In Spagna, dal 1994 sono stati convertiti in 'Vías Verdes' 2.600 km di ferrovie dismesse e riutilizzate oltre 100 stazioni, con un investimento di 170 milioni di euro per il recupero delle infrastrutture (68.000 €/km).

In Gran Bretagna nel 1995 è stato lanciato il programma per la realizzazione della National Cycle Network che oggi conta oltre 22.000 km di percorsi ciclo-pedonali, di cui quelli ricavati lungo ex ferrovie ammontano a circa 2.500 km (sugli 11.000 km di ferrovie dismesse).

La Francia ha promosso già nel 1998 il Programma Nazionale Véloroutes et Voies Vertes per la realizzazione di una rete di 22.000 km percorsi ciclabili (véloroutes) e greenways (voies vertes), coordinato dal Comitato Interministeriale per la Gestione e lo Sviluppo del Territorio. A oggi sono stati realizzati quasi 14.000 km, di cui 3.400 km attraverso il recupero di sedimi ferroviari dismessi (su un totale dismesso di 6.000 km).

In Belgio, la Regione Vallonia ha siglato un accordo con la compagnia ferroviaria nazionale (Sncb) che prevede la concessione delle sue linee dismesse (circa 1.000 km) per 99 anni al fine di realizzare una 'Réseau Autonome de Voies Lentes' (RAVeL). Ad oggi sono stati realizzati oltre 1.350 km di percorsi del RAVeL, di cui 750 km recuperando antichi tracciati ferroviari.

In Portogallo, dal 2004 a oggi sono stati realizzati 9 percorsi per 220 km complessivi, secondo un programma della compagnia ferroviaria nazionale (Refer) per la trasformazione di 750 km di tracciati ferroviari abbandonati in greenways.

In Italia, le linee ferroviarie dismesse coprono circa 7.000 chilometri, di cui almeno la metà è ancora potenzialmente recuperabile. A fronte di questo enorme patrimonio, le greenways realizzate nel nostro Paese su ex ferrovia ammontano, però, solo a 800 chilometri circa.

La ciclovia dei trabocchi è un progetto in corso in Abruzzo: la riconversione della linea ferroviaria abbandonata nella prima greenway del centro Italia, un percorso di 42 chilometri lungo la costa, che passa per nove comuni. Di questo progetto, di greenways d’Italia e d’Europa e di mobilità dolce si parla oggi e domani, venerdì 24 e sabato 25 novembre, a Fossacesia e a Vasto in occasione dell’appuntamento Greenway sulla Costa dei trabocchi, esperienze europee a confronto, organizzato dalla Camera di commercio di Chieti, in collaborazione con Legambiente, l'Associazione Europea delle Greenaway e l’Alleanza della Mobilità Dolce e con il patrocinio del ministero dei Beni e della attività culturali e del turismo e della Regione Abruzzo.

Alla due giorni partecipano esperti di Spagna, Francia, Belgio e Irlanda per raccontare le esperienze dei rispettivi Paesi e fare il punto insieme sulle economie della mobilità dolce e sulla riprogettazione del paesaggio in un’ottica di fruizione e di valorizzazione identitaria.

"Sarà l’occasione per riflettere su una scommessa importante per il nostro Paese - dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente - un modello di sviluppo incentrato sul recupero e sul restauro e sulle qualità territoriali attraverso la creazione di una rete d’impresa che costruisca un marchio di territorio e un’economia solida e sostenibile. Il sistema infrastrutturale, la ricchezza di opere di archeologia industriale e gli scorci paesaggistici mozzafiato della costa dei trabocchi stanno infatti stimolando la nascita di nuove economie locali, che favoriscono il riuso delle infrastrutture storiche locali ma anche del patrimonio immobiliare da riconvertire, dando ragione ai numeri che ci dicono che per ogni euro investito in ciclabilità ritornino alla collettività dai 3 ai 4 euro in meno di tre anni".

"La Costa dei Trabocchi è il progetto strategico della Camera di Commercio di Chieti che ha investito le sue risorse per costruire un prodotto turistico coordinato da tutte le istituzioni ed operatori. I prodotti turistici - ha rimarcato Roberto Di Vincenzo, presidente della Camera di Commercio di Chieti - richiedono un concetto comune di impegni ed obiettivi, e quanto finora costruito insieme come governance territoriale è segno di una nuova maturità che fa ben sperare".

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