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Descalzi: "Un cambio di passo nella strategia verso un modello low carbon"

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Descalzi: Un cambio di passo nella strategia verso un modello low carbon

Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni (FOTOGRAMMA)

Un modello low carbon che rivoluzioni il paradigma di sviluppo fino ad oggi dominante, per rispondere al crescente fabbisogno globale di energia, nel rispetto dell'ambiente, a fronte delle stime che vedono, entro il 2040, la demografia e la crescita del Pil delle economie emergenti richiedere il 37% di energia in più rispetto a oggi. La soluzione? Un mix di gas naturale e rinnovabili. E' il punto di vista di Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni, contenuto nello Speciale Sostenibilità del 'Libro dei Fatti' edito da Adnkronos Libri.

Serve "un cambio di passo nella strategia che valga per tutti - sottolinea l'ad Eni - Vanno definiti innanzitutto obiettivi chiari e puntuali a livello globale, in termini di azioni e tempistiche. Si deve individuare un percorso che garantisca la sostituzione graduale ed economicamente sostenibile delle fonti ad alto contenuto di carbonio con quelle più pulite, attraverso politiche chiare, valide su scala globale e capaci di attrarre investimenti".

"Noi di Eni siamo convinti che il gas naturale sia complementare alle rinnovabili e contribuirà a soddisfare buona parte del fabbisogno mondiale di energia nei prossimi decenni, in uno scenario meno inquinante e più sostenibile. Per questo - aggiunge Descalzi - continuiamo a investire nella catena del gas naturale, che al momento rappresenta il 50% del nostro portafoglio, con un'incidenza destinata a crescere con i piani di sviluppo in Mozambico e con le opportunità dischiuse dalla scoperta, lo scorso agosto, del giacimento di Zohr, nell'offshore egiziano".

Descalzi ammette che "la transizione verso un approvvigionamento energetico basato sulle rinnovabili sarà lenta e graduale e richiederà enormi investimenti in capacità e, ancora di più, in ricerca e sviluppo". Lo scenario di basso prezzo del petrolio e del gas, riducendo la disponibilità di fondi, "impatta su questa transizione in due modi: da un lato infatti riduce la competitività delle energie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili e il beneficio economico dell'efficienza energetica; dall'altro, limiterà la capacità dell'industria energetica di finanziare le ricerche necessarie per nuove tecnologie".

E non si può ignorare, aggiunge, quello che dicono gli studi più autorevoli sull'evoluzione dell'energy mix: "anche nello scenario che rispetta il traguardo dei 2°C, le fonti fossili copriranno nel 2030 più dei due terzi del fabbisogno di energia. Ma nell'attuale scenario le compagnie stanno posticipando i progetti più complessi con maggiori costi e ci attendiamo un livello di investimenti intorno a 450 miliardi di dollari rispetto ai 600 che la International Energy Agency stima come limite minimo di spesa per combattere la naturale depletion dei campi".

"I primi segnali di debolezza produttiva cominciano a vedersi con la riduzione della produzione di shale oil americano e, se questa situazione persiste, il settore dell'energia sarà gravemente danneggiato e ci potremmo trovare, nel medio termine, nella difficile situazione in cui il mondo non sarà più in grado di produrre abbastanza energia, con gravi danni per la crescita economica, soprattutto per i Paesi più poveri".

"Non possiamo controllare e limitare la volatilità e le incertezze nel breve termine - spiega Descalzi - ma possiamo lavorare su una delle principali distorsioni del mercato dell'energia di oggi, la mancanza di allineamento tra i prezzi del petrolio e del gas e la struttura dei costi". Per l'ad di Eni, "solo le compagnie che riusciranno ad allineare rapidamente le loro strutture di costo per i prezzi, saranno in grado di mantenere un ragionevole livello di investimenti e, di conseguenza, la loro quota di mercato".

In caso contrario, "la diversificazione dell'offerta sarà ridotta, perché solo pochi Paesi con bassi breakeven continueranno a produrre e sviluppare le risorse, e questi Paesi sono concentrati principalmente in Medio Oriente e Nord Africa, con evidenti impatti sulla sicurezza e competitività dell'energia e sul cammino di decarbonizzazione delle fonti energetiche".

In questo scenario complesso, le società del mondo oil&gas "stanno facendo la loro parte per una trasformazione che si preannuncia profonda. Serve però - conclude Descalzi - l'impegno di tutti per definire un percorso che ci traguardi verso un futuro sostenibile, che sia una risposta efficace alle sfide del climate change, senza mortificare le legittime aspirazioni di sviluppo delle economie emergenti".

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