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Dal Gange ai siti contaminati, Ue-India insieme per le sfide ambientali

E' il progetto Teco (2014-2018), finanziato dall'Ue

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Dal Gange ai siti contaminati, Ue-India insieme per le sfide ambientali

(Xinhua)

Ricercatori europei in India per trovare soluzioni alle crisi ambientali e rafforzare la coscienza ecologica di un Paese in crescita. L'obiettivo del progetto Teco - 'Technological Eco-innovations for the quality control and the decontamination of polluted waters and soils', è incrementare e rafforzare gli scambi tra Europa e India di esperti nel settore delle nuove tecnologie applicate alla decontaminazione di suoli ed acque ed al miglioramento della qualità ambientale. Attivo da dicembre 2014 fino a dicembre 2018, Teco è finanziato dall’Unione Europea e coordinato dal Cnr-Ibaf (Dipartimento Dta) con il partenariato del Neeri (National Environmental Engineering Research Institute, Csir, India).

Attraverso le call vengono assegnate borse di mobilità dirette a ricercatori, dottorandi, post-doc o esperti privati che vogliono intraprendere un soggiorno di ricerca in India per sviluppare progetti con partner pubblici e privati. I fondi a disposizione per gli anni 2015 e 2016 sono stati utilizzati, assegnando 14 borse di mobilità e coinvolgendo 6 Nazioni europee (Francia, Germania, Italia, Slovacchia, Spagna e Svezia) e 10 istituzioni indiane.

"Per quest’anno, l’Unione Europea ha stanziato, nell’ambito del progetto Teco, più di 30.000 euro per sostenere la mobilità dall’Europa verso l’India. A tale proposito, è stata appena lanciata una nuova call che rimarrà aperta fino ad esaurimento fondi ed un’apposita commissione sta già valutando le prime candidature. Una nuova ed ultima call è prevista per l’anno 2018", spiega all’Adnkronos Massimo Zacchini, ricercatore dell'Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del Cnr e coordinatore del progetto Teco.

Superato il giro di boa di questo progetto, il bilancio è decisamente positivo. "Il bilancio della prima parte dell’attività progettuale è molto soddisfacente, in quanto gli obiettivi prefissati sono stati ampiamente raggiunti - continua - Numerosi Enti di Ricerca, Università e Aziende private, tanto dall’Europa quanto dall’India, sono stati coinvolti nel progetto creando un network di competenze nel settore ambientale che già sta portando alla definizione di importanti progetti di cooperazione".

D’altro canto, il Paese asiatico rappresenta un ottimo banco di prova per le tecnologie applicate alle sfide ambientali. La popolazione sta crescendo rapidamente e con essa la domanda di acqua eppure solo il 10% dell’acqua inquinata è trattata e il 37% del suolo indiano soffre di qualche forma di degrado (fonte Indian Institute of Agricultural Research). Allo stesso tempo, però, si rafforza la coscienza ecologica. Ne è un esempio la recente decisione di un tribunale indiano che ha stabilito che il Gange e lo Yamuna, suo principale affluente, abbiano lo status di 'personalità giuridica'.

"L’India rappresenta una sfida a livello globale - spiega il coordinatore del progetto - Le problematiche ambientali derivanti dalla rapidissima crescita economica degli ultimi anni stanno emergendo sempre più, ma parallelamente la cultura del rispetto dell’ambiente si sta evolvendo e la coscienza della società indiana si sta risvegliando e va alla ricerca di risposte e soluzioni. I ricercatori europei, ma anche gli esperti del settore privato, possono trasferire tecnologie ed esperienze ormai consolidate, o svilupparne di innovative, per affrontare insieme ai partner indiani le sfide in campo ambientale".

Un’esperienza che non si esaurisce sul campo. "Al ritorno, i ricercatori europei riportano nel loro bagaglio un rafforzamento della partnership, nuove idee e maggiore coscienza delle problematiche ambientali, strumenti fondamentali per l’evoluzione dei progetti intrapresi - spiega il ricercatore - Ma portano indietro anche la soddisfazione per aver avuto la possibilità di applicare in India metodologie sviluppate in Europa".

Dal trattamento delle acque all’inquinamento del Gange: diversi i progetti supportati da Teco in questi anni. "Un’azienda privata tedesca - racconta Zacchini - in collaborazione con l’Università di Dresda, ha inviato in India tre esperti presso un ente governativo locale (Uttarakhand Jal Sansthan) per sviluppare e testare un impianto pilota di trattamento delle acque alimentato con energia solare e destinato a villaggi rurali".

Ancora. "L’Università di Parigi-Est, in collaborazione con il National Botanical Research Institute Indiano (Csir-Nbri), ha sviluppato tecniche biochimiche e molecolari per studiare la diversità microbica del suolo al fine di sfruttare le potenzialità di piante e batteri nella bonifica dei siti contaminati", continua.

C’è poi il progetto di "un fotografo e film-maker italiano che ha seguito il corso del fiume Gange dalle sue sorgenti fino alla foce, passando per i principali luoghi sacri bagnati dalle sue acque, per ricercare il nesso tra la sacralità del fiume e le problematiche legate al suo inquinamento e trovare nuovi mezzi per aumentare la consapevolezza sulle condizioni ambientali del fiume Gange".

"Sono convinto che le attività promosse dal progetto Teco possano svolgere un ruolo importante nel contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche ambientali che si stanno affermando anche in un Paese in rapida crescita come l’India - conclude il ricercatore - Inoltre, ritengo che la scienza, rappresentata in questo progetto dal Cnr, dal Csir-Neeri, e da tutte le istituzioni, pubbliche e private, che a vario titolo sono entrate ed entreranno a far parte del progetto, abbia le risposte più appropriate per preservare le meraviglie del nostro Globo terracqueo, nella consapevolezza della loro fragilità".

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