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Star NFL denuncia violenze polizia: "Solo perché sono nero"

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Star NFL denuncia violenze polizia: Solo perché sono nero

(Xinhua)

"Un poliziotto mi ha fatto sdraiare a terra senza motivo. Mi ha puntato una pistola alla tempia e se mi fossi mosso mi avrebbe fatto saltare la testa. Non importa che lavoro fai, quanti soldi hai: quando sei visto come un negro, vieni trattato come tale". E' la denuncia che Michael Bennett, pilastro della difesa dei Seattle Seahawks, affida ad un comunicato e riporta il tema delle violenze della polizia nei confronti degli afroamericani in primissimo piano. Il tema torna a formare un binomio con la National Football League, scossa da oltre un anno dalle proteste di alcuni giocatori, che per sensibilizzare l'opinione pubblica hanno deciso più volte di rimanere seduti durante l'esecuzione dell'inno nazionale. Bennett in passato non ha mancato di far sentire la propria voce ed è stato uno dei primi a supportare pubblicamente il collega Colin Kaepernick, l'ex quarterback dei San Francisco 49ers che un anno fa ha dato il via alla protesta e che da mesi è senza squadra.

Bennett, che nel frattempo si è rivolto ad un legale per veder tutelati i propri diritti, ha raccontato in maniera dettagliata l'episodio accaduto a Las Vegas lo scorso 26 agosto. Il difensore dei Seahawks, dopo aver assistito al match di boxe tra Floyd Mayweather e Conor McGregor, si apprestava a far ritorno in albergo quando ha sentito "quelli che sembravano colpi di arma da fuoco". "Come tanti altri, ho cominciato a correre per mettermi al sicuro. La polizia di Las Vegas mi ha individuato e mi ha puntato le armi contro, semplicemente perché ero un nero al posto sbagliato nel momento sbagliato", prosegue.

Bennett si è sdraiato a terra, eseguendo gli ordini, e si è ritrovato con un'arma puntata alla tempia: "Un agente mi ha avvertito, se mi fossi mosso mi avrebbe 'fatto saltare la testa'. Un secondo poliziotto è arrivato e mi ha piantato un ginocchio nella schiena, non riuscivo quasi a respirare. Poi mi hanno messo le manette, stringendole al punto da far diventare viola le mie dita". "Mi è passata davanti tutta la mia vita -racconta ancora-. Ho pensato alle mie figlie. Sarei riuscito a giocare ancora con loro? O a vederle diventare madri? Sarei stato in grado di baciare ancora mia moglie e di dirle che la amo?". Dopo lunghissimi minuti seduto nell'auto della polizia, Bennett è stato rilasciato. "Io -ribadisce- non mi alzo durante l'esecuzione dell'inno nazionale perché l'uguaglianza in questo paese non esiste. Non importa quanto guadagni, che lavoro fai o quale contributo dai: quando sei visto come un 'negro', sarai trattato come un 'negro'".

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