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Nainggolan: "Roma in Champions vuole arrivare lontano"

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Nainggolan: Roma in Champions vuole arrivare lontano

(Afp)

"Vogliamo arrivare il più lontano possibile. Il girone è difficile, per come siamo messi in questo momento possiamo farcela ma dobbiamo pensare a una partita alla volta”. Sono le parole del centrocampista della Roma Radja Nainggolan in merito al percorso dei giallorossi in Champions League.

“La Champions è il sogno di ogni ragazzo che gioca a calcio, io ho lavorato tanto ed è un sogno che per me si è avverato -aggiunge il 29enne belga nel corso di un'intervista al sito della Uefa-. E’ un’altra atmosfera, un campionato a sé: alla fine è un percorso corto e quando si sbaglia si paga, però ci si possono togliere tante soddisfazioni e questo è quello che noi dobbiamo provare a fare".

Nainggolan parla poi del suo rapporto con la Roma, iniziato nel gennaio 2014: "Quando sono andato via da Cagliari volevo “prendere” una piazza molto importante. Avrei potuto sceglierne tante altre in passato, ho aspettato il momento giusto anche perché all’epoca il presidente non è che mi volesse lasciar andare così facilmente…Sono arrivato con la consapevolezza che in una squadra grande bisogna lavorare tanto. Mi sono messo a disposizione, adesso ho un rapporto bellissimo con la gente: mi sento rispettato e cerco sempre di rispettare al massimo (la maglia) ogni partita che faccio”.

Il 'Ninja' individua nel dare il massimo in campo la sua qualità migliore: "Non sono io che devo giudicarmi, ma se c’è una cosa che ho sempre dato è il massimo di me stesso per i miei compagni e la società, penso che questo sia stato ripagato anche fuori dal campo. Per me un giocatore può sbagliare partita, può sbagliare tante cose, non essere perfetto in una giornata…ma l’importante è sempre dare il massimo. Purtroppo nel calcio si guarda troppo quando uno fa gol e non si vede mai tanto il lavoro sporco di un giocatore che è altrettanto importante”.

Infine Nainggolan ricorda il suo approdo in Italia nel Piacenza a soli 17 anni: "Per come ero cresciuto era molto difficile lasciare la mia città, i miei amici, i miei cari. I primi sei mesi per me sono stati molto difficili, non parlavo la lingua, è vero che parlavo il francese e capivo tanto ma…ero ragazzino, mi obbligavano ad andare a scuola. Pensavo solo al calcio, non era facile: dopo sei mesi me ne volevo andare, poi alla fine sono rimasto e ho fatto la scelta giusta”.

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