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11 settembre 2001, Trichet: "democrazie mobilitate, ma totale fallimento nation building"

11 settembre 2021 | 12.24
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L'ex presidente della Bce ricorda con l'Adnkronos l'attentato che "cambiò profondamente il mondo" e traccia un bilancio dei risultati raggiunti dall'Ue negli ultimi 20 anni. "L'Europa ha dimostrato un'enorme capacità di resilienza". Ora bisogna "proseguire la costruzione politica".

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"Il bilancio di questi 20 anni è mitigato. L'aspetto positivo è che le democrazie hanno dimostrato che potevano mobilitarsi in modo massiccio contro il terrorismo e che in ogni caso non potevano tollerare sostegni a imprese terroristiche da parte di 'Stati canaglia'. L'aspetto negativo è il fallimento totale del 'regime change' e del 'nation building' che hanno dissipato invano enorme risorse delle democrazie e che hanno dimostrato con estrema chiarezza i limiti degli Stati Uniti e dei suoi alleati". Ad affermarlo in un'intervista all'Adnkronos è Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce dal 2003 al 2011 e Governatore della Banca centrale francese dal 1993 al 2003 tracciando un bilancio in occasione del 20mo anniversario degli attacchi dell'11 settembre.

"Vent'anni dopo l'11 settembre - sottolinea Trichet- appare evidente l'errore strategico commesso dagli Stati Uniti sotto l'influsso dei neoconservatori. Non è l'eliminazione di Al Qaeda in Afghanistan che va rimesso in discussione ma la teoria secondo la quale l'Occidente e gli Stati Uniti possono esportare con la forza la democrazia praticando il 'regime change' e il 'nation building'. E' stato quello l'errore, mi sembra, dell'intervento americano in Afghanistan. L'eliminazione di Al Qadda - osserva - era necessario ma la trasformazione dell'intervento in 'nation building' e in 'regime change' è stato un errore. Lo stesso errore non è stato commesso da George H. W. Bush ma è stato commesso da suo figlio, George W. Bush con la seconda guerra in Iraq, che è stata interamente ispirata da questa illusione neoconservatrice".

Con il ritiro delle truppe dalla Nato e degli Stati Uniti dall'Afghanistan, sottolinea l'ex presidente della Bce, "il capitolo neoconservatore mi sembra completamente chiuso. Una consistente maggioranza dell'opinione pubblica negli Stati Uniti, bipartisan, era favorevole al ritiro delle truppe ed era condiviso sia dall'attuale presidente degli Stati Uniti Joe Biden sia dal suo predecessore Donald Trump. Il consenso generale a favore del ritiro era evidente". Trichet non si sbilancia sul ritiro caotico delle truppe dall'Afghanistan ma osserva la mancanza di dialogo tra gli Stati Uniti e l'Europa. "Non mi pronuncerò sul fatto se il ritiro stesso sia stato terribilmente mal gestito o meno. Osservo semplicemente - sottolinea l'ex presidente della Bce - che gli Stati Uniti non hanno consultato i propri alleati e questo mi sembra dal punto di vista europeo qualcosa di estremamente grave perché la stessa negligenza nei confronti degli alleati europei è stata compiuta da due presidenti successivi degli Stati Uniti".

L'11 settembre 2001, ricorda Trichet, "l'ho vissuto mentre ero in una riunione. Ero governatore della Banque de France quando è arrivata la notizia, molto rapidamente abbiamo avuto delle immagini stupefacenti. Sono rimasto sbalordito come lo erano tutti quelli intorno a me". "Forse quello che mi ha colpito di più - rileva l'ex presidente della Bce - è stato scoprire l'incredibile fragilità dei grattacieli di New York. Nessuno poteva immaginare che questi grattacieli potessero crollare perché un aereo aveva colpito questi building. L'idea che fossero stati costruiti per resistere a un evento del genere sembrava scontata, la scoperta di questa fragilità per me è stata qualcosa di incredibile. Poi - aggiunge - molto rapidamente la sensazione che il mondo fosse profondamente cambiato alla fine di questa giornata. Come dice il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, 'la storia è il luogo naturale della violenza' e sotto i nostri occhi la storia aveva ripreso il suo corso. Era la fine della tesi, molto popolare all'epoca, della 'fine della storia'".

Tracciando un bilancio degli ultimi 20 anni, l'ex presidente della Bce spiega che l'Europa "ha dimostrato un'enorme capacità di resilienza" fronteggiando due crisi globali, quella finanziaria del 2008 e la pandemia. Ma non per questo deve "riposare sugli allori". "Ci sono ancora molte cose da fare, molte sfide da affrontare" sia dal punto di vista della Governance economica che per quanto riguarda "il proseguimento della costruzione politica dell'Europa".

In questi 20 anni, rileva Trichet, innanzitutto "l'Europa ha dimostrato un'enorme capacità di resilienza fronteggiando le due crisi globali del 2008 e del 2020 e da questo punto di vista sottolineerei l'enorme successo dell'euro che si è affermato a livello mondiale come una valuta credibile che ispira fiducia mentre, all'epoca dalla creazione della Bce nel 1998 e nel 99, lo scetticismo era generalizzato. La popolarità dell'euro, che è sostenuto dal 70% degli europei, attesta questo enorme successo della moneta unica europea". Poi, aggiunge l'ex presidente della Bce, "l'istituzione federale che è la Bce ha dimostrato nelle crisi successive che era totalmente all'altezza delle sue responsabilità storiche: le decisioni di politica monetaria non convenzionale prese più recentemente da Christine Lagarde, da Mario Draghi per 8 anni e da me quando scoppiò la crisi nel 2007 e nel 2008 sono state audaci. In questi periodi difficili fornire liquidità illimitata e procedere all'acquisto di asset sotto varie forme sono state delle misure senza precedenti e molto efficaci. La stabilità della zona euro è stata totalmente preservata e l'autorità della Banca centrale rafforzata".

La Bce ma no solo. "Le crisi successive - osserva Trichet - hanno portato a progressi spettacolari nella costruzione europea. Furono negoziati e ratificati tre nuovi trattati: la costruzione dell'European Stability Mechanism (Esm), la creazione dell'Unione bancaria, l'istituzione del 'fiscal compact'. Questi tre punti estremamente importanti hanno dimostrato la volontà dei governi europei e delle istituzioni europee, di proseguire con determinazione la loro storica impresa". Il covid-19, spiega, "è stata un ulteriore opportunità per la Bce di dimostrarsi all'altezza delle sue responsabilità con il 'programma pandemico' e i governi e le istituzioni europee con la Next Generation Eu, che è di per sé una svolta assolutamente importante".

Infine, aggiunge, "la natura storica della costruzione europea è stata attestata anche dal continuo allargamento della zona euro negli ultimi 20 anni: quando sono stato nominato presidente della Bce, la zona euro era costituita da 12 Stati membri. Otto anni dopo ne avevamo 17. Quando Mario Draghi lasciò il suo incarico eravamo arrivati a 19 Stati membri. In appena due mandati siamo passati da 12 a 19 Stati membri dell'area dell'euro. Ancora più importante quattro nuovi paesi hanno aderito alla zona euro nel bel mezzo di una drammatica crisi globale ed europea (Slovacchia, Lituania, Estonia e Lettonia)".

Il successo dell'euro e la resilienza dell'Europa comunque, sostiene Trichet, "non dovrebbero indurre gli europei a riposare sugli allori. Ci sono ancora molte cose da fare, molte sfide da affrontare per quanto riguarda la governance economica europea. Personalmente penso che abbiamo un bisogno imperativo di un ministro dell'Economia della zona euro ed è essenziale anche il proseguimento della costruzione politica dell'Europa. I successi passati ci devono condurre ad affrontare con ancora più autorità le sfide attuali e future".

Nel corso degli ultimi 20 anni, spiega ancora Trichet, "ci sono due grandi riforme strutturali di primaria importanza che hanno segnato la storia degli uomini: la costruzione europea che è la più straordinaria trasformazione strutturale mai registrata e la conversione della Cina in una economia di mercato. Per l'Europa la sfida più importante è ormai quella della sua influenza economica, finanziaria e geostrategica in un mondo profondamente trasformato". Oggi, sottolinea l'ex presidente della Bce, "con gli Stati Uniti, la Cina, l'India, il Brasile e altri paesi emergenti abbiamo ora una nuova costellazione di grandi potenze economiche e politiche mondiali. Se l'Europa vuole davvero esistere sul piano geostrategico deve rafforzare la sua propria costruzione politica altrimenti sarà emarginata dalla costellazione formata dagli Stati Uniti e da altri paesi emergenti".

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