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Leader Ugl in Venezuela: "Polizia lancia lacrimogeni"

ADNKRONOS

"La situazione è precipitata dieci minuti fa, la polizia sta lanciando lacrimogeni, la gente scappa, ho visto persone portate via a braccia". A raccontarlo per telefono all'Adnkronos, con la voce concitata di chi sta scappando, è Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl, che si trova al confine fra Colombia e Venezuela, dove è in corso il tentativo di far entrare camion di aiuti umanitari.

Capone è arrivato a Cucuta alla testa di una delegazione dell'Ugl di quattro persone, rispondendo all'invito fattogli dagli inviati dell'autoproclamato presidente venezuelano Juan Guaidò venuti nei giorni scorsi in Italia. All'Adnkronos ha raccontato che almeno 10mila esuli venezuelani e loro sostenitori si sono ammassati al confine davanti al ponte Bolivar per tentare di far passare i camion di aiuti. Ma "la prima linea dei poliziotti venezuelani in assetto antisommossa ha cominciato a sparare granate lancia lacrimogeni".

"Ero in prima linea" davanti ai poliziotti, ha riferito, "anche io sono stato avvolto dal fumo, si sentono i candelotti rimbalzare a terra, la gente corre via, alcuni vengono portati a braccia. La situazione è degenerata, non credo siano riusciti a passare i camion di aiuti". Secondo Capone, dalla parte venezuelana del confine è possibile che vi fossero altri sostenitori di Guaidò perché "si sentivano raffiche di mitra e lanci di granate spara candelotti" anche in territorio venezuelano. I manifestanti dalla parte colombiana del confine "erano preoccupati soprattutto per i colectivos, erano certi che fossero dietro ai poliziotti", ha raccontato il sindacalista, riferendosi ai "temutissimi" gruppi paramilitari fedeli al regime di Maduro. Dietro agli agenti, "in una seconda linea arretrata si vedevano diverse persone in borghese", ha raccontato.

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