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Roma tra i rifiuti: quando il degrado diventa abitudine

ADNKRONOS

di Cristiano Camera

È come se la città e i cittadini fossero due cose distinte, lontanissime tra loro. E' come se il contesto, nel quale le persone si muovono, non dipendesse da loro: entità astratta nella quale si precipita, ci si ritrova, immutabile nel tempo. Forme e odori, scenari tutti uguali, nei quali i cittadini svolgono le proprie attività quotidiane, vivono le proprie abitudini, affrontano gli impegni di ogni giorno. I cassoni che strabordano, la spazzatura multiforme che fa loro da cornice, i topi, i piccioni e i gabbiani che vi si muovono attorno: tutto questo forma il quadro, la città nella quale viviamo e a cui ci siamo abituati. Un'opera d'arte di cattivo gusto che ciascuno di noi ha ereditato e non pensa più che possa essere staccata dal muro del proprio salotto. Perché si tratta del paesaggio stesso nel quale agiamo, l'abito che ormai indossiamo e che ci calza a pennello.Roma non puoi cambiarla, sentenziano i cittadini, dando la colpa ora a chi dovrebbe pulire le strade e ora a chi le sporca. Dovunque vai, la scena si ripete, così come le interpretazioni che se ne fanno: dai quartieri più centrali, ad esempio quelli della Dolce Vita, della cosiddetta Roma-bene, ai quelli più periferici, più popolari, fino a quelli turistici, è sempre un susseguirsi di cumuli maleodoranti di immondizia, di cassoni o bidoni che straripano, di sacchi della spazzatura lasciati sui marciapiedi, bucati dagli uccelli e che rilasciano liquami putrescenti. E poi, la discarica diffusa di materassi, televisori, computer, frigoriferi e lavatrici,lavandini arrugginiti: è la Roma che non puoi cambiare e a cui ci si rassegna, “perché i romani sono maleducati e non hanno il rispetto per gli altri”, si indignano talvolta alcuni cittadini, attribuendo ai vicini la responsabilità del degrado delle vie in cui abitano. “Perché se non passano a ritirarla, la spazzatura da qualche parte la devi comunque gettare, mica la puoi tenere in casa”, si giustifica qualcun altro, come se la città non fosse anche lei, in qualche modo, il suo condominio.