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41 bis, visita 'Nessuno tocchi Caino' a detenuti: interrogazione Fdi

07 luglio 2022 | 19.10
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"Permesso libero che non conosce precedenti, vogliamo sapere a che titolo è stato concesso"

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“Da notizie di stampa apprendiamo che ad una delegazione dell’associazione radicale ‘Nessuno tocchi Caino’ è stato consentito il 7 e il 10 maggio scorsi di incontrare i boss mafiosi detenuti al 41bis nelle carceri di Sassari e Nuoro. In questi istituti sono rinchiusi nelle sezioni di massima sicurezza boss del calibro di Leoluca Bagarella, Michele Zagaria, Domenico Gallico". E’ quanto affermano i deputati di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, segretario della Commissione parlamentare antimafia, Andrea Delmastro Delle Vedove, responsabile del Dipartimento Giustizia, e Salvatore Deidda, che hanno rivolto una interrogazione al ministro della Giustizia Marta Cartabia. Con la loro interrogazione i parlamentari di Fratelli d’Italia hanno sollecitato al ministro Cartabia anche iniziative di carattere ispettivo per fare chiarezza sulla vicenda.

"La delegazione guidata da Rita Bernardini ha potuto accedere agli istituti penitenziari grazie ad un permesso firmato da Carlo Renoldi, nuovo direttore del Dap scelto dal ministro Cartabia, nel quale non era esclusa la possibilità di visitare la sezione 41bis - sottolineano -. Un permesso libero che non conosce precedenti dai tempi delle stragi mafiose, da quando, cioè, dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, è stato istituito il regime carcerario di cui all’art. 41 bis per evitare che gli istituti penitenziari fossero ancora luoghi di libero comando mafioso. Noi vogliamo sapere a che titolo e per quali motivazioni è stato consentito agli appartenenti ad una associazione privata di accedere alla sezione 41bis e di incontrare detenuti, con quali detenuti si sono svolti i colloqui e se sono state rispettate le disposizioni dell’ordinamento penitenziario in materia di colloqui dei ristretti in regime detentivo speciale”.

“E’ evidente che, senza entrare nel merito delle motivazioni che guidano l’operato dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’, è necessario comprendere a che titolo sia stata autorizzata la visita ai detenuti al 41bis, regolamentata da norme specifiche e non derogabili, e se eventualmente gli stessi criteri siano applicabili a qualunque associazione privata intenda avere un colloquio con dei boss detenuti - proseguono i parlamentari di Fdi - Infatti ai ristretti al regime detentivo speciale è concesso tenere un solo colloquio al mese ‘da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti’, con persone non al di fuori di ‘familiari e conviventi, salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente’".

"Una circolare del Dap del 2017 ha chiarito alcuni aspetti applicativi, restringendo entro il terzo grado la parentela o affinità dei familiari ammessi agli incontri e circoscrivendo la durata massima degli stessi a un’ora e prevedendo che gli incontri vengano sottoposti ‘a controllo auditivo ed a registrazione, previa motivata autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente’ e siano ‘comunque videoregistrati’ - concludono - I colloqui diversi da quelli con i familiari, ai sensi dell’articolo 41bis, sono categoricamente vietati, salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente”.

"Non condivido nulla di questa azione, ne prendo totalmente le distanze. Va bene essere attenti ai diritti, ma la comunità del Paese ha il diritto di difendersi. Certi diritti per quanto fondamentali devono essere meritati. Nessuno tocchi il 41 bis". Lo dice all'Adnkronos Gianni Tonelli, deputato della Lega ed ex segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, commentando la visita.

"Parlo da segretario della Commissione Antimafia e da poliziotto: nel momento in cui ci sono mafiosi che non si sono mai pentiti e non hanno mai collaborato con la giustizia, ribadisco, la comunità intera deve difendersi. La mia non è vendetta, la mia è una difesa delle istituzioni e di tutto lo Stato", conclude Tonelli.

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