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Notizie Flash: 3/a edizione - La cronaca (9)

02 gennaio 2014 | 19.05
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Roma. “La mega rissa di ieri nel Reparto penale D2 del carcere di Viterbo, tra detenuti italiani e romeni, conferma che i tenere i detenuti a non far nulla, anche nei momenti previsti di socialità, può essere grave e pericoloso. Il bilancio di 12 detenuti in ospedale, feriti da coltellate, lamette, punteruoli e arnesi artigianali deve fare seriamente riflettere anche sulle pericolose condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari, che ogni giorno di più rischiano la propria vita”. Così Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, commenta quanto accaduto ieri nel carcere di Viterbo. “Altro che vigilanza dinamica - sottolinea - Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità''. La situazione nelle carceri ''è sempre più incandescente e rincorrere la vigilanza dinamica e i patti di responsabilità con i detenuti, come vorrebbe il Dap, è una chimera''. “In carcere quello che manca è il lavoro, che dovrebbe coinvolgere tutti i detenuti dando quindi anche un senso alla pena ed invece la stragrande maggioranza dei ristretti sta in cella 20 ore al giorno, nell’ozio assoluto. E farli stare fuori dalle celle 12 ore al giorno senza fare nulla non risolve i problemi, anzi! - denuncia Capece - Le idee e i progetti che il capo del Dap Tamburino si ostina a propinare risponde alla solita logica 'discendente' che 'scarica' sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità''. Il Sappe ''è disposto a sedersi a un tavolo per discutere possibili soluzioni per mitigare gli effetti negativi del sovraffollamento, purché i vari progetti regionali sui circuiti penitenziari siano ratificati dai vertici del Dap e dalla competente magistratura di sorveglianza''. (segue)

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