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Sicilia: lettera vicesegretario Pd agli iscritti, basta parlare di rimpasto

28 marzo 2014 | 13.34
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Palermo, 28 mar.- (Adnkronos) - "Sono ore agitate da sentimenti contrastanti per noi dirigenti regionali e, nello stesso tempo, nazionali del PD. Da un lato il vento del rinnovamento renziano che, in particolare nel settore di cui mi occupo da sempre, la scuola, sta marciando a grandi passi e con risultati: dai due miliardi per l’edilizia scolastica, alla decisione presa ieri del piano di stabilizzazione dei docenti. Sul piano regionale lo stesso non può dirsi. Perché a una solita politica dei nomi e dei tatticismi non fa seguito una politica delle proposte e dei fatti". E' quanto scrive in una lettera agli iscritti il vicesegretario del Pd siciliano, Mila Spicola.

"Anzi, un giorno siamo in prima pagina per un scandalo, un altro per sempre più incomprensibili “trattative”, sia che si tratti del rimpasto, sia che si tratti delle candidature alle europee, sia che si tratti di altro, si mettono in campo dinamiche così impazzite e farraginose che vien quasi da pensare sarebbe meglio un sorteggio. Facciamo così nelle classi impossibili quando gli alunni sono inconciliabili su giocattolo o su un’azione di responsabilità - scroive Spicola - Eppure il partito democratico siciliano è molto altro: è l'esercito dei suoi militanti, dei suoi amministratori, dei suoi iscritti. E costoro agiscono in altro modo e pretendono altri modi".

"Non voglio essere sessista proprio io, ma auspicherei quasi un buon senso femminile, perché quello a cui assistiamo è una dinamica vecchia e che democratici e democratiche volevamo morta e sepolta, una dinamica maschile nel senso deteriore, non me ne abbiano gli iscritti uomini, ma maschile è stata la politica nei decenni che ci precedono, ed è in Sicilia ancora tutta da rottamare, non fa presagire nulla di buono e non fa intravedere nessun rinnovamento, se è vero che il rinnovamento inizia dal cambio di passo, di metodo e di pratiche", dice Spicola. "Manca una politica che non faccia pensare solo a brame di possesso o di Potere, e ci sentiamo portatori e portatrici di una politica che si imponga per il potere, minuscolo ma grande, di fare e di fare bene. Di fare e di fare presto. Di fare e aiutare", conclude.

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