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Mafia: 29 anni fa la strage di Pizzolungo, una settimana per non dimenticare

30 marzo 2014 | 17.33
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il tritolo di Cosa nostra dilanio' Barbara, Giuseppe e Salvatore

Palermo, 30 mar. - (Adnkronos) - Oggi sul luogo della strage di Pizzolungo c'è una stele. "Rassegnati alla morte non all'ingiustizia le vittime del 2-4-1985 attendono il riscatto dei siciliani dal servaggio della mafia. Barbara, Giuseppe e Salvatore Asta" c'è scritto sul monumento eretto a pochi metri dalla spiaggia. La mattina del 2 aprile del 1985 il tritolo di Cosa nostra spazzò via quelle vite per sempre. Dilaniò Barbara Rizzo, 30 anni, e dei suoi figli Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni.

Per loro era il percorso di sempre, sulla Volkswagen Scirocco, lungo la strada che costeggia il lungomare e che da Valderice conduce a Trapani. Un giorno come tanti, uno di quelli con la sveglia presto per andare a scuola. Ma non lo era per Cosa nostra, per la quale quella era la mattina dell'attentato al sostituto procuratore Carlo Palermo. Un magistrato scomodo, uno di quelli che aveva deciso di 'mettere il naso' nel lucroso affare della droga. I boss lo avevano avvertito subito. Appena giunto a Trapani, aveva ricevuto una telefonata: 'Il regalo è pronto, tra poco glielo consegneremo'.

E il 'pacco' arrivò quella mattina. L'autobomba pronta ad esplodere era sistemata sul ciglio delle strada, la statale che attraversa Pizzolungo, nel trapanese. Attendeva il magistrato, in viaggio da Bonagia al palazzo di giustizia di Trapani, a bordo di una 132 blindata. Poco importa se tra quella vettura e l'auto carica di tritolo ce ne fosse un'altra con due bimbi a bordo. Poco importa per il piano di morte di Cosa nostra, per la sua ferocia bestiale. Così l'autobomba viene fatta esplodere, ma l'utilitaria fa da scudo alla blindata del magistrato, che resta solo ferito. (segue)

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