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Notizie Flash: 1/a edizione - L'economia

30 marzo 2014 | 13.47
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Roma. La spese energetica delle imprese manifatturiere italiane, dal 2003 al 2011, è lievitata del 61%. Per ogni azienda il costo medio è di 740 mila euro, con livelli più elevati per le attività del Nord, grandi e dei settori materiale da costruzione e ceramiche e petrolchimico. E' quanto emerge dall'occasional papers di Bankitalia 'Spesa energetica e competitività delle imprese italiane'. Il documento (realizzato da Ivan Faiella, Alessandro Mistretta) riflette esclusivamente le opinioni degli autori, senza impegnare la responsabilità delle Istituzioni di appartenenza, precisa palazzo Koch. Il lavoro riguarda le imprese con almeno 20 addetti. In otto anni, secondo l'occasional paper, l'incidenza dei costi energetici è aumentata dal 2,3 al 2,6 per cento in rapporto al fatturato e dal 27,1 al 30,8 rispetto al costo del lavoro. Correlando l'incidenza della spesa energetica con indicatori di performance di impresa, a parità di altre condizioni, emerge che ''le imprese con costi più elevati hanno una minor crescita dei volumi fatturati e una minore propensione all'export''.Le imprese industriali italiane, secondo i dati del bilancio energetico nazionale, nei decenni hanno ridotto la domanda finale di energia: l'utilizzo nel 2012 incide meno di un quarto rispetto alla domanda finale. La domanda industriale di energia ammontava al 31% del totale negli anni 1980, al 29% negli anni 1990 e al 26% nel primo decennio del 2000. (segue) (segue)

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