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Sanita': 'cuore matto' per 1 mln di italiani, meta' senza cure anti ictus (2)

31 marzo 2014 | 17.07
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(Adnkronos Salute) - Uno dei 'nodi' chiave è la difficile gestione della terapia standard a base di warfarin, che implica frequenti controlli ematici per aggiustare il dosaggio, interazioni con cibi e altri farmaci e rischio di emorragie cerebrali. Il risultato è "una paura prescrittiva da parte dei medici - analizza Silvio Capizzi dell'Istituto di sanità pubblica, università Cattolica di Roma - e una scarsa aderenza al trattamento da parte dei pazienti: dopo un anno solo il 42% dei trattati è ancora in cura, dopo 2 anni appena il 24%".

Per superare i limiti del warfarin sono disponibili anche in Italia 3 nuovi anticoagulanti orali (rivaroxaban, dabigatran e apixaban) più maneggevoli e sicuri: dosaggio fisso, pochissime interazioni, basso rischio emorragico. Utilizzando uno di questi prodotti per raggiungere anche il 50-65% di pazienti con fibrillazione atriale che oggi ha un cosiddetto "bisogno clinico non soddisfatto, gli esperti calcolano "una più efficace prevenzione degli ictus, quantificabile in circa 11 mila casi evitabili all'anno - prosegue Capizzi - che corrisponderebbero a un risparmio per il Ssn di circa 230 milioni di euro. Si stima infatti che il costo medio annuo per paziente colpito da ictus a carico del Ssn sia di circa 20 mila euro, mentre ammontano a circa 30 mila euro i costi medi annui per paziente a carico della famiglia (6 mila euro) e della collettività (24 mila). (segue)

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