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Architettura: Padiglione Italia a Mostra di Venezia nel segno degli 'Innesti'

31 marzo 2014 | 16.12
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Curato da Cino Zucchi e' costato 1,2 milioni di euro

Roma, 31 mar. (Adnkronos) - Una modernità 'anomala', capace di innovare senza dimenticare il passato. Anzi, interpretandolo e sovrapponendosi lo ha preceduto. Questi gli aspetti più significativi della modernità che coglie il Padiglione Italia alla 14esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Non è un caso, infatti, che il titolo scelto dal curatore, l'architetto Cino Zucchi, sia 'Innesti', per esemplificare il modo in cui l'architettura del nostro Paese ha agito in contesti urbani stratificati.

Il padiglione, illustrato oggi al Mibact, alla presenza oltre che di Zucchi del presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta e del ministro per i Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, rappresenterà l'Italia alla Mostra veneziana che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre prossimi. Mostra che, su indicazione di Rem Koolhaas, ruoterà intorno al tema 'Absorbing Modernity1914/2014. Si tratta, spiega il presidente della Biennale, Paolo Baratta, "di una mostra-ricerca, dove il curatore non commissionerà più inviti ad architetti per far loro portare progetti, disegni e installazione, ma inviterà i curatori dei padiglioni a riflettere su specifiche tematiche del contemporaneo".

Costato 1,2 milioni di euro, di cui 600mila provenienti dai privati e 600mila dal Mibact, il Padiglione Italia si propone come un racconto della nostra migliore architettura da un punto di vista inedito: opere antiche, recenti e contemporanee sono rilette alla luce della loro capacità di unire ed interpretare l'innovazione, la materia esistente e le forme future. "A noi pare che, negli ultimi decenni, si sia accresciuto il divario tra architettura e società", sottolinea Baratta. Uno "iato che rende evidente - continua il presidente della Biennale- il fatto che si continui a balbettare sull'organizzazione urbana del territorio". In questo senso, aggiunge Baratta "immaginiamo una Biennale come una grande macchina dei desideri. La mostra contiene infatti i nostri desideri per il futuro". (segue)

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