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Riforme: Maran (Sc), trasformare Senato in Bundesrat

31 marzo 2014 | 20.49
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Roma, 31 mar. - (Adnkronos) - ''Ha ragione Renzi, è ora di cambiare. Anche perché la nostra Repubblica non è più quella di prima, è già cambiata e oggi risulta incompiuta, a metà. Non sarebbe male rammentare che con la legge costituzionale n°3 del 2001 è stato completamente riformato il Capo V, parte seconda della Costituzione italiana, su Regioni, Province e Comuni. C’è chi la ritiene 'la più sciagurata riforma della Costituzione mai realizzata'. Ma, comunque la si consideri, la riforma del Titolo V voluta dal centrosinistra, al termine della legislatura, sotto il secondo governo di Giuliano Amato, e confermata dal voto popolare del referendum del 7 ottobre 2001, ha inciso in modo netto sui rapporti tra gli enti costitutivi della Repubblica e tra lo Stato, le Regioni e l’Unione europea''. Lo dichiara Alessandro Maran, capogruppo di Scelta Civica in commissione Affari Costituzionali del Senato.

''Che il Titolo V presenti seri difetti di funzionamento è ormai opinione condivisa. Il primo punto critico sta nell’eccessiva fede riposta nel riparto per materie. La linea di confine tra materie è incerta per definizione. La mobilità del confine di per se non è un male, dato che gli ordinamenti federali moderni propendono per un riparto flessibile delle competenze, per 'un sottile gioco di interferenze'. Questa mobilità si trasforma in un problema molto difficile da risolvere quando mancano gli strumenti del coordinamento: in particolare, quando manca un ramo del Parlamento che possa assumere un ruolo di mediazione e di assorbimento dei conflitti tra Stato e autonomie'', sottolinea.

''La mancanza del luogo parlamentare di mediazione è, dunque -spiega Maran- il secondo punto critico della riforma. Anche perché la carenza di una stanza di compensazione istituzionale degli interessi, l’incertezza genera numerosissimi conflitti. Che sono devoluti alla Corte costituzionale, la quale si ritrova costretta a dirimere questioni che hanno un considerevole tasso di opinabilità interpretativa e di politicità. Dunque, non è sostenibile il mantenimento dell’attuale bicameralismo disfunzionale. Dunque, primo punto: si vuole mantenere l’impianto del Titolo V? Se si, allora bisogna fare una camera federale. Come? Il modello più sensato è quello del federalismo tedesco, nel quale la seconda camera, il Bundesrat, non è elettiva ma è formata da rappresentanti dei governi regionali''. (segue)

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