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Rai storia: a ''Storie sospette'' la morte di Fausto Coppi (2)

31 marzo 2014 | 13.08
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(Adnkronos) - All’ospedale di Tortona i medici brancolano nel buio, nessuno pensa di fare un’analisi del sangue, nessuno si preoccupa di dare importanza al recente viaggio in Africa. Raphaël Géminiani, amico di Fausto e ciclista francese con lui in Africa - accusa gli stessi sintomi ma ha la fortuna di finire nelle mani di medici più perspicaci che gli diagnosticano la malaria e lo curano in maniera adeguata. Appena ripresosi, Geminiani si ricorda delle zanzare che avevano tormentato anche Fausto in Africa ed incarica il fratello di mettersi in contatto con Villa Coppi per sapere se per caso anche Fausto si fosse ammalato. Quando seppe che Fausto era stato ricoverato per una malattia non diagnosticata, il fratello di Geminiani cerca di parlare con il medico curante per comunicargli la diagnosi dell’Istituto Pasteur. La risposta è stata: “Curi suo fratello per quello che ha, io curo Coppi come meglio credo”.

La sera di Capodanno, i medici si arrendono. Arriva mamma Angiolina, arrivano gli zii, arrivano i fratelli. Arriva anche Bruna, ex moglie del ciclista. Quando Fausto la vede capisce che è la fine. Bruna gli prende la mano, gli dà un bacio sulla fronte. Fausto riesce appena a mormorare un “perdonami” ma non ha la forza di andare avanti. Intanto il plasmodium, il parassita trasmesso dalla zanzara anofele, sta devastando i globuli rossi di Fausto (che sono pure più grandi di quelli di un uomo comune). Tutto questo avviene davanti al balletto dei medici che vanno e vengono dalla camera dell’ospedale di Tortona e che continuano a diagnosticare le malattie più strane, tutto, insomma, tranne la più semplice, la più ovvia.

Alle 08.45 del 2 gennaio del 1960, Fausto Coppi, il Campionissimo, il ‘Grande Airone’, non c’è più. Entra nella leggenda, all’alba di una nuova era in cui gli italiani - che lo avevano capito e tanto amato - riusciranno ad affermare le loro idee di libertà e di tolleranza.

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