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Firenze: morta crocifissa, cappellano carcere, non chiamate Viti 'mostro' (2)

23 maggio 2014 | 17.44
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(Adnkronos) - "Ma ci sembra ragionevole supporre che si tratta di pratiche perverse e violente - scrive sempre il cappellano del carcere di Sollicciano - che pur non sfociando nel caso clamoroso, sono molto diffuse e denunciano uno stato patologico latente che attraversa molti uomini apparentemente perbene e spesso, come le cronache giudiziarie dimostrano di volta in volta, si tratta di persone assolutamente insospettabili, senza distinzione di status sociali di appartenenza, stili di vita, cultura, formazione professionale, caratteristiche sociali. Come dire: il 'mostro' è dentro di noi, ben occultato a tal punto da autorizzarci a partecipare in modo attivo al percorso pubblico di mostrificazione del povero disgraziato di turno. E più la nostra partecipazione a questo processo è rigida, più, evidentemente, il 'mostro' che c’è dentro di noi spinge forte. In realtà, le cose, a nostro avviso, sono molto più semplici: fatichiamo a riconoscere la fragilità come una caratteristica dell’umana esistenza".

"L’altra riflessione che vorremmo porgere riguarda proprio il processo di mostrificazione del disgraziato di turno. Questa sete di allontanare da noi ogni possibilità di contaminazione è davvero desertica. Conosciamo il repertorio dei media - sostiene don Vincenzo Russo - ma essi hanno la necessità di incrementare le vendite mediante l’esaltazione dello scoop torcendo tutto a questa necessità imperiosa e deformare informando (una grave responsabilità che i media ovviamente non vogliono riconoscere)". (segue)

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