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Firenze: morta crocifissa, cappellano carcere, non chiamate Viti 'mostro'

23 maggio 2014 | 17.42
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''Naturalmente la nostra umana solidarieta' va alla vittima''

Firenze, 23 mag. - (Adnkronos) - Con l'arresto di Riccardo Viti è ''partito ad opera dei media il repertorio penoso della mostrificazione, spintosi fino al coinvolgimento della madre di Riccardo costretta a pronunciarsi in sintonia col coro''. Lo afferma don Vincenzo Russo, cappellano carcere di Sollicciano, in una lettera aperta in cui interviene sull'idraulico fiorentino, Riccardo Viti, 55 anni, responsabile della morte di Andreea Cristina Zamfir, romena di 26 anni, trovata crocifissa ad una sbarra di ferro sotto un ponte tra Firenze e Scandicci. La lettera del cappellano è firmata anche da Beppe Battaglia dell'Associazione Liberarsi. Per il sacerdote si deve evitare ''l'esorcismo ipocrita della mostrificazione'' del detenuto.

''Noi vogliamo riflettere sul fatto, al costo di diventare una voce fuori dal coro. Naturalmente la nostra umana solidarietà va alle vittime, alla famiglia della ragazza uccisa, così come ci sentiamo vicini al dolore della madre di Riccardo che scopre all’improvviso il delitto insospettabile commesso dal figlio cinquantacinquenne".

"Detto questo - scrive don Vincenzo Russo - vorremmo soffermarci su un paio di riflessioni attorno al caso. La prima riguarda il fatto che fino ad un minuto prima dell’arresto, Riccardo Viti era da tutti considerato una persona perbene, l’uomo della porta accanto. Così come perbene sono considerate le persone che apparentemente mantengono uno stile di vita che, appunto, giustifica l’essere perbene. E poiché questo delitto, come tanti altri in passato, attiene ad una perversione erotico-sessuale, ci sembra legittimo pensare che forse il fenomeno è molto più esteso rispetto ai 'casi' volta a volta scoperti". (segue)

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