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Ricerca: da Iit Genova microcapsule 'navicelle' per farmaci e diagnosi (2)

17 giugno 2014 | 17.33
LETTURA: 1 minuti

(Adnkronos Salute) - Il metodo per generare le nuove microcapsule ricorda la formazione di gocce ricoperte di farina quando l'acqua viene versata sopra una piramide di farina: le gocce rotolano imbiancandosi. Allo stesso modo micro-gocce di acqua vengono fatte cadere da una distanza di 2-3 centimetri su una rete di fibre sintetiche, e quando le gocce entrano in contatto con le fibre ci rotolano sopra, trascinando con sé le fibre e ricoprendo la loro stessa superficie.

"Per creare il guscio biomimetico - precisa Elisa Mele, prima autrice dello studio e ricercatrice Iit - abbiamo selezionato due polimeri sintetici che andassero a costituire la rete fibrosa, il fluoro-acrilico (noto in commercio come Capstone) e l'acetato di cellulosa. Il primo conferisce la proprietà di repulsione all'acqua, mentre l'acetato di cellulosa garantisce di ottenere un guscio biocompatibile e biodegradabile".

Le microcapsule, inoltre, presentano alta stabilità a contatto con diversi materiali liquidi e solidi, come per esempio carta, vetro, alluminio, altri metalli e plastica. Sono stabili anche se vengono immerse in acqua o olio, e non mostrano rotture e perdite di liquido anche se sottoposte a stress meccanici.

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