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Toscana: pet-robot piu' 'tecno' aiutano malati Alzheimer, test a Siena

30 maggio 2014 | 17.31
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Migliorano la sfera cognitiva dei pazienti

Siena, 30 mag. (Adnkronos Salute) - Vita emotiva e linguaggio dei malati di Alzheimer dipendono dalla qualità del pet-robot: non dal tipo o dalla forma, bensì dalla capacità di interagire, che dipende da quanto sono sofisticati i materiali e la tecnologia dell'animale robot. A rivelarlo un test pilota comparativo tra due diversi modelli di automi di identico aspetto, appena condotto a Siena dal Laboratorio di robotica e tecnologie per l'apprendimento del locale ateneo. I risultati dello studio verranno presentati da Patrizia Marti, specialista di design e informatica responsabile del progetto, a Pistoia il 6 e 7 giugno in occasione del 5° Congresso nazionale sui centri diurni Alzheimer, promosso dalla Fondazione Cassa di risparmio.

"La tecnologia giapponese - ricorda Matri - ha prodotto un sofisticato robot da compagnia progettato per esprimere artificialmente emozioni. Si chiama Paro ed è già una celebrità internazionale con il suo aspetto tenerissimo, il pelo soffice e bianco, i suoi sensori acuminati. Più che somigliare a un cucciolo di foca, è proprio un cucciolo di foca con una sua vitalità: reagisce alle carezze, muove corpo e testa, sbatte gli occhi, emette suoni, fa le fusa, mostra fastidio o stanchezza, e riesce perfino a imparare alcune parole al punto da voltarsi quando lo si chiama. Messo alla prova con soggetti anziani affetti da demenza - riferisce l'esperta - Paro si è rivelato un potente catalizzatore di comunicazione emotiva, in grado di stimolare sentimenti di affetto, tenerezza, mansuetudine, prendersi cura. Se questo era noto, restava il problema di capire se il processo fosse davvero attribuibile alle qualità del robot, oppure ad altri fattori come il tipo di movimenti, l'effetto attivatore del gruppo, il rapporto con il terapeuta. Il progetto del nostro ultimo studio nasce appunto da questa esigenza".

Con la collaborazione dell'Aou senese, il test pilota è stato condotto nella Residenza socio-sanitaria Le Ville di Porta Romana, su un gruppo di pazienti donne, età media 80 anni, a vari livelli di deficit cognitivo, mettendole a contatto alternativamente con Paro e con un pet-robot reperibile sul mercato, di identica forma, ma tecnologicamente meno evoluto. L'ipotesi iniziale che con questo secondo robot la reazione dei pazienti non subisse miglioramenti nella sfera cognitiva, comportamentale e linguistica, è uscita confermata da tre valutazioni effettuate all'inizio dello studio, dopo due settimane e al termine. Il successo della terapia, si è scoperto, dipende proprio dall'evoluzione della robotica. I risultati dei test cognitivi, in particolare del Mmse (Mini mental state examination), evidenziano un miglioramento significativo in tutti i soggetti. L'analisi del comportamento mostra che l'interazione con Paro è assai più articolata, attiva e partecipe, capace per di più di una produzione linguistica più ricca di contenuti e di espressioni emozionali. L'altro robot, dopo un primo momento di curiosità, viene ignorato. Il prossimo esperimento verrà condotto su un campione di pazienti con disturbi comportamentali, per valutare l'efficacia di Paro come alternativa non farmacologica per contrastare episodi di ansia, aggressività e agitazione.

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