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Dieta mediterranea riduce rischio mortalità per le donne, lo studio

"Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea si associa a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause del 23%"

Alimenti usati nella dieta mediterranea
Alimenti usati nella dieta mediterranea
01 giugno 2024 | 00.00
LETTURA: 2 minuti

La dieta mediterranea riduce il rischio di mortalità nelle donne. L'ultima ricerca in ordine di tempo ad approfondire le qualità protettive del regime alimentare 'vecchia conoscenza' degli italiani e delle popolazioni di questa area del mondo è un lavoro pubblicato su 'Jama Network Open', che si concentra sull'universo femminile.

La dieta mediterranea ha scandito i pasti di generazioni di centenari, è stata celebrata a livello internazionale come patrimonio dell'umanità e promossa dalla scienza. Ma il filone di studi che punta a mettere nero su bianco l'impatto benefico della dieta mediterranea sulla salute umana continua ancora oggi. Secondo gli autori dello studio pubblicato su 'Jama Network Open', "una maggiore aderenza alla dieta mediterranea si associa a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause del 23%" nelle donne.

Lo studio

Condotto negli Usa, questo studio di coorte si basa su una popolazione di 25.315 partecipanti del Women's Health Study, donne sane alla partenza dello studio - età media al basale di 54,6 anni - che avevano fornito campioni di sangue, misurazioni di biomarcatori e informazioni sulla dieta.

I dati di base includevano dati demografici e un questionario validato sulla frequenza alimentare. Il periodo di raccolta dei dati è andato da aprile 1993 a gennaio 1996 e l'analisi dei dati ha avuto luogo da giugno 2018 a novembre 2023. Le donne sono state seguite per 25 anni. Il punteggio della dieta mediterranea è stato calcolato sulla base di 9 componenti dietetiche. L'analisi degli scienziati - esperti di diverse istituzioni, dal Brigham and Women's Hospital, Harvard Medical School, all'Harvard TH Chan School of Public Health, a Boston, fino alle università di Uppsala in Svezia e l'Eth di Zurigo - si è concentrata su 33 biomarcatori ematici, (come valori di lipidi, infiammazione, resistenza all'insulina e metabolismo, e così via). La mortalità e le cause della morte sono state determinate dalla documentazione medica e dalla documentazione di morte.

Nel corso del follow-up si sono verificati 3.879 decessi. Rispetto alla bassa aderenza alla dieta mediterranea (punteggio 0-3), sono state osservate riduzioni del rischio di mortalità in chi aveva punteggi più elevati e quindi seguiva maggiormente i principi di questo regime alimentare. Una volta operati ulteriori aggiustamenti per fattori legati allo stile di vita, queste riduzioni sono rimaste statisticamente significative. I biomarcatori infiammatori erano fra quelli che hanno contribuito maggiormente al minor rischio di mortalità, seguiti dalle lipoproteine ​​ricche in trigliceridi e dall'indice di massa corporea e resistenza all'insulina. L'associazione inversa tra maggiore aderenza alla dieta e minor rischio di mortalità (rischio che si riduce di un quinto) è stata dunque parzialmente spiegata da molteplici fattori cardiometabolici.

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