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Ex obesa: "Una vita nel mirino dei bulli, colpa di una cattiva educazione"

10 ottobre 2014 | 20.16
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Piogge di insulti e gesti anche violenti dal bullo di turno. "Esperienze come queste i bambini obesi le vivono tutti i giorni. Io l'ho sperimentato sulla mia pelle. Sono comportamenti che derivano dall'educazione ricevuta, da una cultura sbagliata e piena di pregiudizi". E' la testimonianza di Denise Migliore, 30 anni, ex obesa ancora oggi in lotta con la bilancia ma alla fine di un tunnel buio, costellato di tanti cattivi ricordi. Per lei il caso del bambino di Napoli, seviziato con un tubo dell'aria compressa da un gruppo di ragazzi più grandi e finito in ospedale per le lesioni subite, è la versione amplificata di episodi che accomunano i ragazzi oversize.

"Il problema dell'obesità viene vissuto anche dagli adulti non come una malattia ma come qualcosa da deridere, su cui scherzare con troppa leggerezza. La cosa peggiore è che chi si permette di insultare e di essere violento contro chi ha dei chili di troppo viene anche giustificato dai genitori. E' inaccettabile: tutto questo non finirà finché non si cambia proprio la cultura, la visione dell'obeso", sottolinea all'Adnkronos Salute. "Non sono casi isolati, non sono giochi finiti male - incalza - Io alle medie venivo continuamente presa in giro, la ragazza grassa è sempre nel mirino, è brutta e basta. E non c'è limite. Arrivavano a tirarmi addosso anche il cancellino per la lavagna". Gli obesi, assicura, "vengono visti così. Non si guarda in faccia l'età. Tutti pensano: 'Se l'è cercata perché mangia troppo'. Io non dimenticherò mai".

Momenti bui come quando, racconta Denise, "da ragazzina a scuola di judo mi hanno dovuto dare il kimono degli adulti perché le taglie per la mia età non mi entravano. Tutti se ne accorgevano dalle cuciture, mi stava male, un marchio per la mia diversità. Ironie continue, persino dai maestri. Il problema è che quando si scherza sul grasso, anche se in modo velato, è sempre doloroso specie per un bambino".

Denise tutto questo se lo sta lasciando pian piano alle spalle. Dopo un intervento di chirurgia bariatrica ha perso 32 chili, calando da 120 a 88, "ma resti obesa nella testa per tutta la vita, ti senti come dicono gli altri", assicura. E oggi è scesa in piazza, a Milano per l'Obesity Day, "perché sento il bisogno di aiutare chi sta passando quello che ho vissuto io. Altrimenti non sarei qui a dare volantini ai passanti".

"La reazione è nascondersi. Io sono arrivata al punto di camminare rasente ai muri, di cambiare strada per non incrociare i mei coetanei, per paura di essere insultata. Ma sono gli adulti che devono capire loro per primi e insegnare ai figli il rispetto e il riconoscimento di una malattia, come lo è l'anoressia. Non si può torturare una persona con un problema. Ma l'obesità per tutti è una debolezza, il ciccione non ispira comprensione", dice sconsolata Denise.

Lei è stata magra fino a 6-7 anni, poi ha cominciato a ingrassare e a 14 anni ha sviluppato anche diabete di tipo 1. "Dopo la diagnosi ero dimagrita. Poi ho ripreso chili. Avevo sempre fame, anche l'insulina non veniva assorbita bene. Mangiavo di tutto h24 e, quando ero a dieta, il cibo era un'ossessione. Dopo la colazione contavo i minuti fino allo spuntino. Il mio stomaco chiedeva sempre di più". Chilo dopo chilo, Denise ha superato la soglia dei 100. "Non avevo più voglia di fare niente. Vacanze e viaggi? Banditi. Anche passeggiare era impossibile perché mi facevano male le caviglie. Parcheggiavo l'auto a pochi metri dal posto di lavoro".

Dopo diete e terapie fallite, la ricerca sul web e il contatto con l'associazione 'Insieme Amici Obesi', di cui ora fa parte e con la quale oggi era in Galleria del Corso a Milano per un'iniziativa in collaborazione con gli specialisti del gruppo ospedaliero San Donato per spiegare le opportunità offerte dalla chirurgia bariatrica. La svolta per Denise è stata l'intervento restrittivo dello stomaco, una sleeve gastrectomy e l'aiuto di un'équipe multidisciplinare fatta anche di psicologi e nutrizionisti. L'ago della bilancia è sceso. "Oggi mi sento una farfalla. I dolori e la fame insaziabile sono un ricordo. Ma la mia battaglia durerà tutta la vita".

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