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Libri, Giancarlo Buffo rimette al centro il territorio con 'Localismo Strategico'

17 marzo 2023 | 15.19
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L'imprenditore piemontese e Amministratore Delegato di Cisla propone 'Un nuovo modello di sviluppo' nel saggio edito da Hever

Rimettere al centro il territorio, inteso come enti locali ma anche nazioni. E’ quanto prevede il Localismo Strategico teorizzato da Giancarlo Buffo, imprenditore piemontese e Amministratore Delegato di Cisla, azienda leader nel settore dello stampaggio a caldo che ha pubblicato il saggio “Localismo Strategico. Un nuovo modello di sviluppo”, edito da Hever (170 pg).

Un testo attuale che, approfondendo lo scenario locale e estero, pone l’attenzione su alcuni passaggi cruciali dal punto di vista economico che hanno portato a vivere una contingenza difficile fatta di inflazione, potere d’acquisto in diminuzione costante, svendita all’estero delle grandi aziende e gruppi italiani, crisi energetica e impoverimento culturale e sociale.

A livello economico stiamo vivendo la "tempesta perfetta": pandemia, guerra, aumento energetico, inflazione. Ci troviamo di fronte alla crisi del modello globalizzato? "La rottura - risponde Buffo - degli equilibri internazionali ha prodotto e produrrà una serie di conseguenze con la necessità di ripensare il modello di sviluppo, individuando nuovi paradigmi in grado di ricomporre i rapporti tra gli attori mondiali e instaurando una diversa visione del futuro in un quadro di relazioni tra soggetti pubblici, istituzioni e privati in cui si possano riconoscere e soddisfare le aspettative del cittadino universale. La globalizzazione, come ogni altro modello di interconnessione, produce effetti diversi in funzione del maggiore o minore grado di apertura delle società. In una società aperta l’equilibrio tra democrazia e mercato ha connotazioni differenti rispetto a società autarchiche; tuttavia anche un approccio oligopolistico nelle democrazie può produrre effetti, sia nel medio che nel lungo termine, contrari rispetto all’obiettivo di crescita delle condizioni di vita dei cittadini. Il cittadino universale ha maturato una consapevolezza sui benefici della mobilità e dell’interdipendenza, si tratta quindi di governare il processo di globalizzazione".

Che cosa intende per logica a km zero, di cui si parla nel suo libro? "Il processo di globalizzazione - afferma Buffo - ha paradossalmente riportato alla ribalta la gestione locale dei rapporti con i cittadini. La contrapposizione tra necessità di innalzamento del livello decisionale e quello di mantenere le singole collettività ancora protagoniste del loro destino, sta diventando un problema politico-economico di fondamentale importanza per la risoluzione dei conflitti attualmente in atto nella nostra società. Il km zero non è infatti l’uva delle favole di Fedro, ma la consapevolezza che la ricchezza e il benessere non sono valori che si possono acquisire e trasportare ovunque, in sfregio ai limiti imposti dalla distanza fisica tra le varie parti della terra. In quest’ambito le grandi istituzioni sovranazionali perdono il loro ruolo di governanti assoluti del sistema per assumere un ruolo meno appariscente, ma non per questo meno importante, di enti in grado di assicurare l’armonia tra le singole realtà locali, in modo che le aspettative di una di queste non ledano la possibilità di crescita delle altre. A ogni cittadino vengono attribuiti una serie di diritti che però, molto spesso, non vengono garantiti con quella tempestività che favorisce il godimento effettivo del diritto. La logica del km. 0 sia sul piano dei diritti, sia su quello dell’erogazione dei servizi, sia su quello del mondo della produzione dei beni, individua una possibile tappa intermedia di soluzione del problema".

Attraverso il Localismo Strategico si mettono al centro del processo decisionale e di gestione gli Enti Locali: siamo sicuri che i Comuni italiani siano davvero in grado di soddisfare ai bisogni dei territori? "Localismo Strategico - risponde l'autore - va inteso in senso più ampio e riguarda anche i rapporti tra le Nazioni. Il grande vantaggio dell’Italia rispetto ad altri Paesi è che possiede una struttura capillare di distribuzione e di presenza dello Stato, molto ramificata sul territorio, costituita dai 7.904 Comuni (dato Istat 2021). Il Comune è infatti il primo anello della catena dello Stato. La presenza diffusa dello Stato sul territorio, attraverso i Comuni e gli altri enti territoriali è una grande risorsa e opportunità, e non esclusivamente un costo! Non deve quindi essere segmentata e razionalizzata, accorpata e tagliata, ma utilizzata, in quanto rappresenta la punta di diamante del sistema organizzativo del nostro Paese. Lo Stato italiano ha quasi ottomila sentinelle sul territorio nazionale, che sono in grado di riportare alla struttura centrale quali sono gli effetti delle sue decisioni, dalle modifiche delle strutture organizzative all’erogazione dei servizi, certificandone o meno il funzionamento e il gradimento da parte dei beneficiari finali. L’Ente Locale è il primo interfaccia con la popolazione e il primo ente pubblico a creare un rapporto con i cittadini. Se questo rapporto si concretizza in termini positivi e le richieste effettuate da cittadini e imprese trovano attenzione e soluzioni concrete, si costruisce un clima positivo nei confronti dello Stato e di fiducia del cittadino verso le istituzioni".

Il mondo economico, finanziario e in generale la società sembrano essere più veloci del legislatore. Cosa dovrebbe fare il Governo? Cosa chiede alla classe politica? "Esiste una mancanza di sincronia - sottolinea Buffo - tra i tempi della politica e i tempi della società civile. Mi pare che le iniziative messe in campo dal Governo soprattutto nel nostro Paese siano un segnale importante di adeguamento del sistema. La stagione delle riforme e gli impegni sul Pnrr sono importanti azioni concrete che faranno fare un salto di qualità al sistema Italia. Credo che ognuno debba fare la propria parte, la classe dirigente del Paese non è solo quella politica, in luogo di continue richieste alla politica mi auguro che ci sia un impegno collettivo a dare un contributo sia sul piano delle idee sia su quello delle realizzazioni concrete".

Lei suggerisce, anche, che occorrono nuovi parametri di misurazione dello stato di benessere di un Paese. Il Pil non basta più: che cos'è il benessometro di cui parla? "Su questi temi - dice Buffo - esiste un’ampia letteratura, diverse modalità per misurare il benessere reale dei cittadini, il grado di soddisfacimento dei propri bisogni e delle aspettative. È un tema che coinvolge necessariamente più discipline. Indico alcuni parametri di valutazione che dovrebbero integrare gli attuali, oltre al Pil ad esempio l’indice di progresso sociale, l’utilità marginale sociale, l’algoritmo euristico per il calcolo del benessere reale. In generale la possibilità di dimensionare il benessere percepito in termini di valore, che ha un senso non un prezzo".

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