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Crollo artigiani in Italia, estetisti e tatuatori scalzano calzolai e falegnami

Lo sottolinea la Cgia, sulla base degli ultimi dati resi disponibili dall'Inps

Un falegname al lavoro (Fotogramma)
Un falegname al lavoro (Fotogramma)
26 agosto 2023 | 10.57
LETTURA: 2 minuti

Continua a diminuire il numero degli artigiani presenti in Italia. Dal 2012 sono scesi di quasi 325 mila unità (-17,4 per cento) e in questi ultimi 10 anni solo nel 2021 la platea complessiva è aumentata, seppur di poco, rispetto all’anno precedente. Lo sottolinea la Cgia, sulla base degli ultimi dati resi disponibili dall’Inps, nel 2022 contavamo 1.542.299 artigiani.

Non solo i giovani sono sempre meno interessati a lavorare in questo settore, ma anche chi ha esercitato la professione per tanti anni e non ha ancora raggiunto l’età anagrafica e/o maturato gli anni di contribuzione per beneficiare della pensione spesso preferisce chiudere. E senza botteghe si estinguono le imprese familiari: sempre meno i calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco, orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri, etc.

Per contro, invece, i settori artigiani che stanno vivendo una fase di espansione sono quelli del benessere e dell’informatica. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nel secondo, invece, sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media.

A causa delle saracinesche abbassate le città sono più insicure. Basta osservare con attenzione i quartieri di periferia e i centri storici per accorgersi che sono tantissime le insegne che sono state rimosse e altrettante sono le vetrine non più allestite, perennemente sporche e con le saracinesche abbassate. Sono un segnale inequivocabile del peggioramento della qualità della vita di molte realtà urbane.

Le cause del crollo vanno cercate nel forte aumento dell’età media, a causa di un insufficiente ricambio generazionale, la feroce concorrenza esercitata dalla grande distribuzione e in questi ultimi anni anche dal commercio elettronico, il boom del costo degli affitti e delle tasse nazionali/locali hanno spinto molti artigiani a gettare la spugna.

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