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Fmi: Lagarde, 'complotto' contro le donne rende il mondo più povero

24 febbraio 2015 | 16.00
LETTURA: 3 minuti

La direttrice dell'Fmi in un blog rileva che "in un mondo in cerca di crescita economica le donne potrebbero aiutare a trovarla se fossero presenti condizioni di parità, invece di insidiose cospirazioni"

Christine Lagarde (Foto Xinhua)
Christine Lagarde (Foto Xinhua)

Le nazioni dovrebbero rimuovere le leggi che ostacolano le donne nel lavoro al fine di aumentare l'offerta di occupazione femminile e stimolare l'economia. Lo sostiene la direttrice dell'Fmi, Christine Lagarde, in un blog, rilevando che "in troppi paesi le restrizioni legali impediscono alle donne di essere economicamente attive". "In un mondo in cerca di crescita - ha scritto - le donne potrebbero aiutare a trovarla se fossero presenti condizioni di parità, invece di insidiosi complotti".

Prima donna a guidare il Fondo Monetario Internazionale, Lagarde ha dunque rinnovato l'appello del istituto finanziario globale a rafforzare il ruolo delle donne nell'economia mondiale, sostenendo che così facendo si possono aumentare le prospettive di sviluppo. Argomenti ancora più convincenti in un momento di rallentamento della crescita mondiale e nei paesi dove la popolazione invecchia rapidamente come il Giappone, che registra un tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro inferiore alla media Ocse.

Quello del lavoro femminile è un tema molto sentito dall'ex ministro dell'Economia francese, ma nell'affrontarlo l'Fmi deve stare attento ad evitare in modo esplicito di criticare le leggi dei suoi 188 paesi membri, tra cui compaiono stati come il Mali e lo Yemen, dove la parità di genere è ancora molto lontana. L'Istituto ha quindi esposto il problema in termini economici e in uno studio ha rilevato che avere tante donne quanti uomini nel mercato del lavoro, potrebbe stimolare la crescita economica del 5% negli Stati Uniti, il 9% in Giappone e il 34% in Egitto.

Tuttavia, in una ricerca pubblicata lunedì, gli esperti del Fondo hanno scoperto che, nonostante i progressi in materia di parità di genere, quasi il 90% dei Paesi hanno ancora almeno una restrizione legale legata al sesso, e 28 sono quelli che ne hanno 10 o più. Tra queste ci sono norme che consentono ai mariti di impedire alle mogli di lavorare, ostacoli giuridici che non consentono di intraprendere attività economiche come l'apertura di un conto bancario o esercitare liberamente una professione.

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