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Immigrati: missione europea, l'Italia schiera navi e droni

In vista del via libera dell'Onu all'operazione internazionale per il contrasto del traffico di esseri umani dalla Libia, è in corso la pianificazione dell'intervento italiano. Navi e aerei sono già nel Mediterraneo centrale per l'operazione "Mare Sicuro"

(Infophoto)
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11 maggio 2015 | 19.08
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Si studiano le opzioni sul contributo italiano in vista del via libera all'operazione internazionale per il contrasto del traffico di esseri umani dalla Libia: per la missione Ue contro i clan che speculano sull'immigrazione, che dovrà essere autorizzata da una risoluzione del Palazzo di Vetro, molto dipenderà dal mandato, precisano all'Adnkronos fonti qualificate, vale a dire se l'iniziativa internazionale europea sotto l'egida dell'Onu comprenderà l'opzione 'boots on the ground', ovvero la presenza fisica di forze armate sul terreno, o se invece ci si limiterà, almeno in una prima fase, ad attuare forme più o meno accentuate di controllo navale a poche miglia dalle coste africane.

Nel primo caso, per l'operazione, che potrebbe essere guidata dall'Italia, è possibile anche ipotizzare l'impiego di droni 'Predator' ed elicotteri per la sorveglianza dall'alto del traffico marittimo, truppe anfibie (fucilieri di Marina del Reggimento San Marco, incursori del Comsubin, Lagunari dell'Esercito) imbarcate sulle unità da trasporto della Marina militare con il compito di attuare attacchi mirati contro le barche degli scafisti ed eventualmente prendere il controllo dei porti dai quali partono le carrette del mare alla volta delle coste italiane.

Non si tratterà comunque di un 'intervento di terra' in senso stretto, con un contingente multinazionale presente in pianta stabile sul suolo libico. Questa è infatti un'eventualità non priva di rischi e molto costosa, che viene considerata praticabile solo in presenza di un'operazione multinazionale di stabilizzazione. Ma non sarebbe questo il caso. Qui, rilevano le stesse fonti, si tratta di bloccare le barche e i pescherecci da cui hanno origine i flussi via mare di migranti irregolari verso le coste europee "e questo è possibile farlo anche con il dispositivo aeronavale attualmente in attività".

In ogni caso, dalla discussione in sede Onu si dovrebbe arrivare ad un controllo navale più serrato e a una minore distanza delle coste libiche. A questo proposito, già da alcune settimane operano nell'area del Mediterraneo centrale, cinque navi italiane, gli elicotteri e gli aerei di 'Mare Sicuro'. Tra i compiti assegnati al dispositivo aeronavale, "la protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali", la "sorveglianza delle formazioni jihadiste" e "la raccolta delle informazioni". Sulle navi sono imbarcate anche componenti del 'San Marco' e Incursori del Comsubin.

L'attività delle forze italiane di 'Mare Sicuro' (tra cui le navi 'Durand De La Penne', 'Duilio', 'Bergamini' che ha il ruolo di 'flag ship', 'Comandante Bettica' e 'Bersagliere') si va ad aggiungere a quanto viene già svolto dalla Marina Militare in termini di sorveglianza e sicurezza marittima in ambito Triton, la missione europea di Frontex.

La legittimità di un'azione europea contro i trafficanti "è fuori discussione dal momento che la Libia è nel caos e provoca danni agli interessi nazionali dei suoi vicini e confinanti", rileva Gianandrea Gaiani, direttore del portale 'Analisidifesa', specializzato nei temi della sicurezza e della difesa. Individuare e distruggere le imbarcazioni degli scafisti non sarà comunque un compito facile. "Ricognizione aerea e intelligence dovrebbero individuare i barconi, a scafo rigido o gommoni ma in ogni caso di dimensioni contenute e facilmente occultabili o mimetizzabili".

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