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Moda: parla cinese shopping 2014, fatturato settore in calo

Rispetto ai primi sei mesi del 2013.

Moda: parla cinese shopping 2014, fatturato settore in calo
15 settembre 2014 | 16.50
LETTURA: 7 minuti

Parla cinese lo shopping nella moda anno 2014: con un +18% i cinesi si sono distinti per gli acquisti nelle vie della moda delle città italiane compensando il calo del 13% delle spese dei turisti russi che rimangono comunque al primo posto per lo shopping straniero nel nostro paese. Questi, in sintesi, alcuni dati del Fashion & High Street Report di Federazione Moda Italia in collaborazione con World Capital Group che, con l’Osservatorio Acquisti Carta Si e Global Blue, offre un’analisi del mercato fashion con una serie di informazioni e dati strategici per il settore.

La spesa di abbigliamento sul territorio vede come unica eccezione positiva il Trentino con un +6%, a dispetto del profondo rosso di Campania e Calabria che hanno visto i consumi di abbigliamento scendere quest’anno di un -10% rispetto al 2013.

In generale, il settore registra fatturati in moderato calo rispetto ai primi sei mesi del 2013 (-1%), crescono solo gli accessori moda che hanno avuto un incremento del 6,7% rispetto al I semestre 2013. Segno meno invece per calzature (-0,5%), articoli sportivi (-2%) e abbigliamento (-4,22%). Molto in sofferenza le spese per pellicce (-10,8%) e pelletterie/valigerie (-13%).

Le spese degli italiani con le carte di credito, nell’anno in corso, per acquisti di prodotti di moda sono in calo del 3,4% rispetto all’anno scorso, pari a una spesa di oltre 5 miliardi di euro.

Tengono bene le High Street di Milano, Roma, Venezia e Firenze, che vantano il primato degli affitti più alti. Milano si piazza al primo posto con Via Montenapoleone che vanta gli affitti commerciali più alti (670.000 euro all’anno per 100 Mq.) e Roma al secondo posto con via dei Condotti (650.000 euro all’anno per 100mq)

Per il presidente di Federazione Moda Italia e vicepresidente di Confcommercio, Renato Borghi, "il bilancio di questo I semestre per i negozi di moda è ancora desolante anche perché, con un calo di oltre il 3%, non si riesce a invertire la tendenza che vede il segno meno davanti alle cifre dei nostri fatturati a dir poco da tre anni". "Il mercato interno, almeno nel nostro settore, non riesce a generare valore - avverte - e neppure è valsa l’iniezione degli 80 euro al mese ad oltre 10 milioni di italiani, il cui reddito viene assorbito per il 41% dalla spese obbligate".

Entrando nel dettaglio, dal monitoraggio di Federazione Moda Italia sull’andamento delle vendite nel primo semestre del 2014 nel settore moda, emerge che i fatturati sono in moderato calo rispetto ai primi sei mesi del 2013 (-1%). Dato ampiamente confermato dall’Osservatorio Acquisti CartaSi per Federazione Moda Italia, che rileva appunto un calo del 3,4% delle spese effettuate dagli italiani con carte di credito nei negozi di abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile per la casa e articoli sportivi, pari a una spesa di oltre 5 miliardi di euro.

Solo gli accessori moda hanno avuto un incremento del 6,7% rispetto al I semestre 2013. Segno meno per calzature (-0,5%), articoli sportivi (-2%), abbigliamento (-4,22%). Molto in sofferenza le spese per pellicce (-10,8%) e pelletterie/valigerie (-13%).

Quanto alle Regioni che risentono di una maggiore contrazione dei consumi di prodotti di moda, Campania (-10,5%), Basilicata e Calabria (-10,1%), Sicilia (-9,2%) e Sardegna (-8,6%) segnano le peggiori performance. Unica eccezione con segno più, il Trentino (+5,8%). La crisi dei consumi è stata meno forte in Emilia Romagna (-0,2%), Lombardia (-0,5%), Veneto (-0,8%).

Le difficoltà del mercato interno sono state compensate dallo shopping degli stranieri che, secondo i dati sul tax free di Global Blue per Federazione Moda Italia, nei primi cinque mesi dell’anno ha registrato sì una perdita dell’1% sul numero delle vendite, ma un incremento del 4% del valore della spesa media in prodotti di moda, abbigliamento, calzature, pelletteria ed accessori.

Lo shopping straniero, in Italia, parla principalmente russo (29%) e cinese (22%). Da Giappone (5%), Corea(4%), Usa (4%), Svizzera (3%), Ucraina (3%), Hong Kong (2%), Taiwan (2%), Singapore (2%) e tutti gli altri Stati (24%) arrivano in cerca di prodotti fashion di qualità e del made in Italy. Ma i top spender per spesa media provengono dal Sud-Est asiatico: Hong Kong (1.074 euro), Cina (907 euro) e da Singapore (858 euro).

Lo shopping dei russi ha subito nei primi cinque mesi del 2014 un forte arresto, causato principalmente dalla crisi con l’Ucraina e dal deprezzamento del rublo. Gli acquisti dei russi sono diminuiti del 13%. Un calo compensato, tuttavia, dall’incremento del 18% delle spese dei turisti cinesi.

Anche le locazioni commerciali sono in linea con la tendenza del momento. Dalla classifica di World Capital per Federazione Moda Italia, tengono bene le High Street di Milano, Roma, Venezia e Firenze, che vantano il primato degli affitti più alti. Milano si piazza al primo posto con via Montenapoleone (670.000 euro all’anno per 100 mq.), al quarto con via della Spiga (530.000 euro), al sesto con corso Vittorio Emanuele (478.000 euro) e al nono con via Dante (350.000 euro).

Roma è al secondo posto con via dei Condotti (650.000 euro annui per 100 mq.), al terzo con via del Corso (600.000 euro), al quinto con piazza di Spagna (510.000 euro). Venezia raggiunge il settimo, l’ottavo e il decimo posto della speciale classifica dei canoni di locazione più onerosi delle vie dello shopping con piazza San Marco (400.000 euro annui per 100 mq.), Le Mercerie/Calle Mazzini (360.000 euro) e Calle Larga XXII Marzo (350.000 euro).

Via Calzaiuoli (con 350.000 euro annui per 100 mq.) a Firenze e via Mazzini (310.000 euro annui per 100 mq.) a Verona sono alle spalle delle prime dieci posizioni.

"Il comparto moda - dichiara Renato Borghi - ha resistito grazie ai tantissimi turisti che l’hanno scelta come meta per il proprio shopping. A cominciare dai russi che restano, per numero di acquisti, i migliori clienti (29%), nonostante i primi segnali negativi relativi alle sanzioni decise dalla Ue, seguiti da cinesi (22%), giapponesi (5%), americani, svizzeri e coreani (4%)".

"Le rilevazioni dell’High Street Fashion Report di Federazione Moda Italia - spiega - denotano le migliori performance delle più rinomate vie dello shopping che mantengono la loro appetibilità, mentre segnali di difficoltà arrivano dalle periferie e dai centri minori con canoni di locazione non più in linea con le attuali condizioni di mercato".

"Per la ripresa, l’appuntamento sembra purtroppo di nuovo rimandato. Urge una riforma fiscale che alleggerisca l’imposizione a famiglie e imprese. Per far fronte a ciò confidiamo in una rapida compensazione con gli esiti della ineludibile sforbiciata alla spesa improduttiva. Segnali di speranza, infine, per il problema del credito alle imprese, a seguito dell’innesto di liquidità vincolata e a basso costo introdotto da Mario Draghi per trasferire denaro a famiglie e imprese", conclude.

"Riguardo al mercato immobiliare Retail High Street negli ultimi sei mesi - dichiara Neda Aghabegloo, responsabile Ricerca di World Capital Group - assistiamo per la prima volta, accanto al calo dei consumi, a una lieve diminuzione dei canoni di locazione annui nelle vie dello shopping secondarie in città come Verona, Genova, Firenze e Bari".

"Di contro, le High Street primarie continuano la loro ascesa - prosegue - evidenziando, rispetto al semestre precedente, un incremento nei valori di locazione annui. Milano registra un +3,7% in corso Vittorio Emanuele, l’High Street con la performance migliore, e un +3,5% in via della Spiga, Firenze un +3,3% in via Calzaiuoli e Roma un +2,3% in via del Corso".

"I canoni più alti, ancora una volta, si affermano nelle vie dello shopping primarie di Milano, Roma e Firenze, dove via Montenapoleone nuovamente domina la classifica con 6.700 euro/mq/anno. Le altre città mostrano valori inferiori ai 3.500 euro/mq/anno, mentre località turistiche come Portofino subiscono una contrazione del 3,23%”, sottolinea.

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