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Morto Rudolph Isley, fondatore degli Isley Brothers: aveva 84 anni

La sua voce soave ha impreziosito i successi del gruppo soul e funk

I fratelli Rudolph, Ronald and O'Kelly Isley - (Wikipedia)
I fratelli Rudolph, Ronald and O'Kelly Isley - (Wikipedia)
13 ottobre 2023 | 13.49
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Il cantante statunitense Rudolph Isley, la cui voce soave ha impreziosito i successi del gruppo soul e funk degli Isley Brothers, è morto mercoledì 11 ottobre all'età di 84 anni nella sua casa di Chicago. Il musicista, che è stato anche coautore di molte delle più importanti canzoni della band, si è spento nel sonno, come ha dichiarato il fratello Ernie. Con la sua morte, Ronald ed Ernie sono gli unici fratelli rimasti della band.

Rudolph Isley ha ricoperto un doppio ruolo nell'influente gruppo vocale degli Isley Brothers come mellifluo cantante di armonie e co-autore di molti dei loro più grandi successi a partire dalla seconda metà degli anni '50: ha firmato canzoni come "This Old Heart of Mine (Is Weak for You)", "Footsteps in the Dark" e "That Lady". Tra le loro canzoni anche "I've Got to Get Myself Together", "It's a Disco Night (Rock Don't Stop)", "Harvest For The World" e "Fight The Power". Le canzoni degli Isley Brothers sono state spesso rilanciate nell'hip hop a partire dagli anni Novanta, tra gli altri da Ice Cube e Kendrick Lamar.

Rudolph Isley era stato il co-fondatore degli Isley Brothers, formati nel 1954 a Cincinnati, nello stato dell'Ohio, insieme ai fratelli Ronald (la voce principale), O'Kelly e Vernon. Dopo la morte di quest'ultimo nel 1955, il gruppo si era stabilizzato come un trio e, dopo il trasferimento a New York, il gruppo aveva trovato l’ispirazione per la sua canzone più conosciuta, "Shout" del 1959. Anni dopo nella band sono arrivati anche i fratelli minori Ernie alla chitarra e Marvin al basso; infine arrivò anche Chris Jasper, un cognato, alle tastiere.

Chi era gli Isley Brothers

Gli Isley Brothers sono stati tra i gruppi più influenti della musica pop, passando con successo dal gospel al soul della Motown, e in seguito al grintoso R&B e al funk. Al tempo stesso tra gli anni '70 e '80 hanno anche contribuito a definire l'estetica afroamericana del soul e del funk con i loro abiti di scena: sfarzose camicie, pellicce, giacche e pantaloni con lustrini e paillettes ma anche bastoni da passeggio ed estrosi cappelli bianchi.

Nei primi anni '60 ottennero un grande successo con "Twist and Shout". La canzone era una cover, originariamente registrata dai Top Notes, ma il nuovo arrangiamento della band fu come una scarica di adrenalina al cuore: i Beatles la adorarono così tanto che ne fecero un punto fermo dei loro spettacoli dal vivo e la registrarono come traccia di chiusura del loro album di debutto.

Nel 1964 gli Isley Brothers reclutarono un giovane Jimi Hendrix nella loro formazione, con il suo lavoro alla chitarra che ravvivava successi come "Testify" prima che se ne andasse per fare il solista. Nel 1969 ottennero un nuovo successo con "It's Your Thing" e iniziarono a fare cover di inni rock come "Love The One You're With" di Stephen Stills e "Lay Lady Lay" di Bob Dylan. Ciò innescò una decisa rinascita del gruppo con una serie di album d'oro e di platino che fondevano melodie soul con la psichedelia spaziale e il funk. La trasformazione fu resa esplicita nell'album "3+3" del 1973. Seguirono altri successi: "Summer Breeze", "Harvest For The World", "Fight The Power", tutti scritti da Rudolph Isley.

Dopo la morte di O'Kelly per infarto nel 1986, Rudolph Isley decise di seguire la sua ambizione di lunga data di diventare un pastore cristiano protestante, continuando a cantare principalmente in chiesa, e lasciando la guida della band al fratello Ronald.

"La musica e la fede scorrono nel nostro sangue", aveva detto Rudolph nelle note di copertina di un cofanetto di dischi degli Isley Brothers del 1999. "Potrei aver smesso di cantare musica pop, ma sarò sempre un Isley Brother". Rudolph ha pubblicato un album religioso intitolato "Shouting for Jesus" nel 1996 e fu inserito nella Rock 'n' Roll Hall of Fame con i suoi fratelli nel 1992.

(di Paolo Martini)

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