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Viaggio nel microbiota: 'Il latte umano, proprietà funzionali e nutritive del primo alimento probiotico'

14 giugno 2024 | 14.02
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L'allattamento al seno "è considerato la soluzione più favorevole per l'alimentazione del neonato, in quanto il latte materno fornisce tutti i nutrienti necessari per lo sviluppo ottimale del bambino. Ma, oltre ad essere dotato di un ricco corredo nutrizionale, il latte umano costituisce il 'primo alimento funzionale' in ragione del suo importante contenuto di molecole attive sul sistema immunitario, sostanze antimicrobiche, ormoni, acidi nucleici, cellule staminali, antiossidanti e, ultimo ma non ultimo in ordine d’importanza, un insieme di microrganismi noto come microbiota del latte umano (Human Milk Microbiome, Hmm)". Così immunologo Mauro Minelli nella nuova puntata di 'Fermenti, il segreto della vita' la rubrica online condotta questa settimana alla disbiosi e rischio di malattie autoimmuni'

"Il latte umano è stato a lungo considerato un fluido sterile, al punto da essere escluso dallo Human Microbiome Project che, pur avendo lo scopo di descrivere il bioma umano nella sua totalità e dunque allargato a tutti i distretti corporei, non contemplava il latte materno o la ghiandola mammaria tra i siti di interesse. In realtà, le evidenze fornite dalla letteratura più recente supportano l'idea che il latte umano ospiti una complessa comunità microbica che è diversa, in termini di composizione, da quella di qualsiasi altra nicchia corporea e svolge un ruolo strategico nella salute sia materna che infantile, al punto da essere definito 'prototipo di madre natura di alimento probiotico' - sottolinea Minelli - Diversi fattori ambientali sembrano influenzare lo Human Milk Microbiome; certamente figurano tra questi l'esposizione agli antibiotici materni e neonatali, l'esposizione ad agenti disinfettanti, la struttura e le dimensioni dei social network umani. Altri fattori associati alla particolare composizione del microbiota del latte umano includono la modalità di parto e le fasi dell’allattamento. Differenze nella struttura dello Human Milk Microbiome tra donne che hanno partorito con parto vaginale o taglio cesareo sono confermate da ampia letteratura scientifica. In generale, il microbiota presente nel latte delle madri che hanno partorito per via vaginale è più ricco e biodiverso, in termini di numero di specie batteriche presenti, rispetto a quello delle madri sottoposte a taglio cesareo. Differenze sono state anche ritrovate tra madri che avevano ricevuto antibiotici nel periparto rispetto a quelle che non ne avevano assunti".

"Le origini dello Human Milk Microbiome non sono ancora state definite con certezza, anche se la maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che potrebbe trattarsi di un processo multifattoriale - prosegue Minelli - Due possibili ipotesi sembrano essere le più accreditate: la prima prevede la contaminazione dalla pelle e dalla bocca del neonato attraverso dinamiche di 'inoculazione retrograda' con la saliva infantile che, durante l'allattamento, inocula batteri che poi prolifereranno per andare a costituire il microbiota del latte umano; la seconda, invece, ipotizza una via di traslocazione batterica dall’intestino della madre alla ghiandola mammaria (entero-mammary pathway)".

"Indipendentemente dalla loro origine, i batteri del latte umano sono importanti per la colonizzazione batterica della bocca e dell’intestino del lattante, nonché per la stimolazione del sistema immunitario del neonato. Questa seconda funzione potrebbe essere svolta, almeno in parte, anche da cellule batteriche non più vitali o da detriti cellulari batterici - chiarisce l'immunologo - Secondo la letteratura più recente, infatti, l'effetto probiotico dei microrganismi potrebbe non basarsi necessariamente sulla loro vitalità, quanto piuttosto sulla capacità delle cellule umane di riconoscere specifici componenti o prodotti batterici, ciò che innescherà risposte che coinvolgono il sistema immunitario. Per questo motivo, il termine 'para-probiotici' o 'probiotici fantasma' (ghost probiotics) è stato proposto per identificare cellule microbiche 'non vitali, inattivate da calore, intatte o distrutte che, se somministrate (per via orale o topica) in quantità adeguate, conferiscono un beneficio al consumatore umano'. E recentemente, considerando la loro elevata sicurezza, nei neonati pretermine è stato suggerito l’utilizzo di para-probiotici come quelli forniti, per esempio, dal latte umano donato, pastorizzato e utilizzato come integratore, solitamente per i neonati prematuri, le cui madri non possono fornire abbastanza latte".

"Un fantastico mondo in continua evoluzione ci impegna ad aggiornare sempre di più le nostre conoscenze riadattandole a nuove acquisizioni che la scienza medica non può più trascurare a partire dai primi momenti della vita dell’uomo", conclude.

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