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"A 48 anni dove lo trovo un altro lavoro?"

23 settembre 2017 | 08.19
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"Se mi vede sorridere è solo per mio figlio". Marco, ma il nome è di fantasia, è uno dei tanti dipendenti della Mib Security and Service che tra 5 giorni si troverà senza stipendio. "Ci pagano il 27, sì. Sono l'unico in famiglia che lavora, pago 700 euro d'affitto e con le bollette già arrivavo con difficoltà a fine mese - dice all'Adnkronos il 48enne che fa controlli con l'unità cinofila nella metro capitolina e nei depositi Atac -, il mio bambino ha 9 anni, ha bisogno di tutto. Deve mangiare, si deve vestire. Mi vergogno un po' ad ammettere che fino a oggi ci ha aiutato mia madre e mia cognata. Forse una volta sono riuscito a comprargli da solo un paio di scarpe".

Il titolare della sua azienda ha lanciato un drammatico allarme: "Se Atac non mi paga e non lo fa dal novembre scorso, non potrò più anticipare gli stipendi come ho fatto finora". Una situazione pesantissima. "A 48 anni non sei più buono per il mercato del lavoro, dove ne trovo un altro?" si chiede il dipendente. Con lui in famiglia anche il cane 'poliziotto' "con un nome da ladro", Jigen come l'amico di Lupen. "Lavoro 8 ore al giorno, vorrei poter mantenere la mia famiglia - dice -, non chiedo molto. Ora faccio servizio in un deposito Atac, dove sorveglio insieme al mio 'compagno', il mio cane, 44 ettari di superficie con centinaia di vagoni. Nel sito, dove mi trovo io, partono tutte le metropolitane che vanno al Lido di Ostia e nelle gallerie che portano al centro. I cani sono addestrati a fiutare esplosivo dentro pacchi, borse e buste di plastica". Nel deposito della Magliana, dove presta servizio, i treni sostano prima e dopo prendere servizio. "A mezzanotte e mezza mi trovo esattamente al centro di una banchina, dove ho 16 treni a destra - quelli che vanno a Ostia - e altrettanti a sinistra della linea A e B".

Nel buio più totale della notte, solo con una lampadina, Marco fa il giro per controllare che "si lasci qualche borsa sotto un sedile di un mezzo in sosta notturna che riparte la mattina dopo ed entra nelle gallerie". "Quanto sarebbe facile, sennò?" si interroga, lasciandoci in silenzio. "Me lo faccia dire, non ho nulla contro l'Atac, assolutamente. Loro hanno i loro problemi, ma abbiamo lavorato. E' giusto che ci paghino". "Come lo spiego a mio figlio che questo mese papà non porta a casa lo stipendio?" chiede mostrando la sua paura più grande.

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