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Il progetto

A Rebibbia la mostra dei detenuti nel segno della rinascita /Foto

27 ottobre 2015 | 21.08
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Mauro

Disegni e acquarelli. Autoritratti e facce scomposte. Un campo da calcio e uomini sdraiati o in cammino. Bianco e nero ma soprattutto un'esplosione di colore, che è comunicazione oltre le sbarre. Che è la speranza per un futuro di rinascita. C'è questo ed altro ancora nella mostra dal titolo 'Il Figliol ProdigIo', realizzata nel carcere romano di Rebibbia. "Tanti colori per scordarsi le sbarre e i dolori", sintetizza Mauro, uno dei detenuti che ha preso parte al progetto artistico presentato oggi all'interno del carcere romano e che dall'11 novembre al 13 dicembre prossimi sarà ospitato al museo Delle Mura del Comune di Roma, in via di Porta San Sebastiano, 18. (FOTOGALLERY)

"Ho usato dei colori, il nero e il chiaro, che rappresentano il bene e il male. E ancora il rosso e il verde, l'amore e la speranza", così parla Gino della sua opera soddisfatto della suo 'scambio' con gli artisti che hanno partecipato al progetto. Questi (Paolo Bielli, Alessandro Costa, Giuseppe Graziosi, Marina Haas, Vincenzo Mazzarella, Laura Palmieri, Elena Pinzuti) hanno suggerito le tematiche - amore, tempo, luce, stagioni, spazio, consapevolezza - e proposto dei materiali lavorando per gruppi, il resto è opera della creatività degli 11 detenuti di Rebibbia che hanno saputo decifrare l'esistenza umana "soprattutto con la vivacità dei colori".

"Il colore - spiega l'artista Elena Pinzuti - ha senza dubbio un valore emozionale, è un modo di esternare una ferita, una situazione di sofferenza che i detenuti vivono. Il colore è una forma terapeutica di comunicazione". Attraverso la pittura "si recupera la consapevolezza del 'fare'", aggiunge l'artista Marina Haas sottolineando che è stata un'esperienza forte. "Mi ha fatto riflettere che l'uomo è molto carico di influenze, si può fare qualcosa di significativo utilizzando pochi materiali". Come hanno fatto i detenuti-artisti protagonisti della mostra.

"Spero tanto che ci incontreremo tutti fuori", dice Sanna che ha lavorato a quattro mani con Kandeh e che sostiene che questa esperienza è "un punto di rinascita per permettere a noi detenuti un futuro". Un segno di speranza per tutti loro che hanno dato vita una spettacolare opera corale che è vita nel colore: un lenzuolo lungo 10 metri con degli uomini sdraiati esposta nel teatro del carcere romano.

"Un'iniziativa molto importante - sottolinea il vice commissario penitenziario Angela Briscese - perché il trattamento dei detenuti è fondamentale nel processo di rieducazione e di riabilitazione dei detenuti. Ben vengano queste iniziative che permettono anche ai soggetti ristretti di esprimere la loro personalità e attraverso la creatività anche la possibilità di socializzare, di venire a contatto con il mondo esterno". D'altronde lo sottolinea fermamente anche il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria Maria Claudia Di Paolo che "qualunque attività rieducativa in carcere, in particolare quella culturale, aiuta a far riscoprire le inclinazioni migliori".

Alla mostra era presente, tra gli altri, il regista Marco Risi, autore dei film 'Mery per sempre' e 'Ragazzi fuori': "Ai detenuti l'artisticità gli riesce bene, per esempio quando entrano in contatto con la pittura o la recitazione. Li cambia e quando escono non ricadano negli stessi errori".

Presente anche Elisabetta Zamparutti, da poco eletta rappresentante italiana al Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d'Europa, "una sfida" per lei. Della mostra ritiene che il titolo, 'Il Figliol ProdigIo', "sia particolarmente indovinato, perché il carcere può essere un luogo di perdizione per le condizioni in Italia di non rispetto del diritto ma può anche essere un luogo di riabilitazione e l'arte è una forma che aiuta a comunicare non solo in modo razionale ma più emotivo".

L'idea del progetto, spiega anche il curatore del progetto Vincenzo Mazzarella, nasce dal tema della Misericordia di questo anno giubilare e come spunto si è guardato alla parabola 'Il Figliol Prodigo' per proporre una riflessione sulla capacità di ogni essere umano di ritornare sulle proprie responsabilità anche attraverso una forma mediata di linguaggio: quella dell'arte. Un progetto artistico che ha come obiettivo di riaffermare come ogni persona sia portatrice di doveri ma anche di diritti inalienabili e come in ognuno di noi vi sia anche un po' dell’altro. Un progetto artistico che ha dato vita anche ad un calendario: una copia sarà donata a Papa Francesco come augurio per il nuovo anno.

Grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Penitenziaria e dei suoi operatori e della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, è stato possibile ai volontari della Cooperativa sociale Pronto Intervento Disagio e dell’Associazione Radicale Nessuno Tocchi Caino insieme ad alcuni artisti dell’avanguardia contemporanea romana, la realizzazione di opere pittoriche dei detenuti con il preciso scopo di portare alla luce attraverso immagini, colori, segni quello che spesso con le parole non si riesce a comunicare.

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