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Ebola: medico italiano guarito, mio lavoro ora è far conoscere l'epidemia

23 marzo 2015 | 16.29
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"E' possibile che i contagi finiscano entro agosto. Io comunque sono pronto a tornare e continuo a donare il sangue da cui si ottiene il plasma per curare gli infetti", racconta Pulvirenti

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La previsione di una fine dell'epidemia per agosto 2015 fatta dall'Onu "potrebbe essere veritiera e concreta. In alcune aree della Sierra Leone da qualche giorno non si registrano nuovi casi e speriamo prosegua così. Magari anche prima di agosto" si potrà confermare che la malattia, in Africa occidentale, è sconfitta. E' l'auspicio di Fabrizio Pulvirenti, medico infettivologo di Emergency il primo italiano contagiato e guarito da Ebola, durante una missione in Sierra Leone, Paese che continua a seguire da vicino e dove potrebbe tornare "presto, fra fine maggio e giugno".

Nel giorno in cui si ricorda 'l'anniversario' dell'inizio dell'epidemia, Pulvirenti dice all'Adnkronos Salute: "Domani mi recherò nuovamente all'ospedale Spallanzani di Roma per donare il sangue da cui si ottiene plasma per curare gli infetti. Non so se sarà destinato a pazienti in Africa, ma io lo dono per chiunque ne abbia bisogno. Ho dato inoltre disponibilità per tornare in Sierra Leone, cosa che dovrebbe avvenire a fine maggio, inizio giugno. Tutto dipenderà dall'andamento dell'epidemia, se non ci saranno nuovi casi sarà inutile la presenza di un infettivologo", riflette.

Nell'attesa, l'esperto sta proseguendo la sua attività di divulgazione in Italia: oggi per esempio è stato invitato da una grande multinazionale farmaceutica "per parlare agli informatori scientifici di Ebola. E' giusto che anche loro abbiano conoscenza del problema".

Quanto alle accuse di ritardi nel dare l'allarme arrivate nei giorni scorsi all'Organizzazione mondiale della sanità, Pulvirenti evidenzia: "Ho i miei dubbi che l'Oms possa aver taciuto per interessi economici la notifica di un'epidemia. La mission di questo organismo è la tutela della salute, non degli affari economici".

E l'esperto fa anche notare un 'lato negativo' del calo di nuovi contagi: "Meno malati abbiamo, meno possibilità ci sono di trovare pazienti da arruolare nei trial per sperimentare nuovi farmaci. In questo momento, almeno in Sierra Leone, si sta comunque procedendo con la collezione di plasma da convalescenti e nel centro di Emergency si continuano a trattare le persone con cure intensive con risultati positivi", conclude.

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