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Siria: Save The Children, a Yarmuk catastrofe senza via di scampo

08 aprile 2015 | 14.03
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In un'intervista ad Aki - Adnkronos International Karl Schembri parla di una "situazione di totale disperazione: per i palestinesi non c'è una porta aperta per scappare, anche gli operatori umanitari sotto attacco".

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"Una catastrofe da cui non c'è via di scampo", una "situazione di totale disperazione". Così Karl Schembri di Save The Children descrive la situazione nel campo profughi palestinesi di Yarmuk, alla periferia di Damasco. In un'intervista ad Aki - Adnkronos International il responsabile comunicazione in Medio Oriente di Save The Children parla del dramma dei palestinesi che non hanno modo di fuggire e denuncia come "dalle notizie di nostri colleghi e dell'Onu sappiamo che ormai civili e operatori umanitari sono sotto attacco".

"Abbiamo conferma di uccisioni tra lo staff umanitario e ci sono delle persone che sono scomparse, non abbiamo più notizie di siriani che lavorano a Yarmuk - dice, affermando che tra le vittime e le persone di cui non si hanno notizie ci sono anche operatori di organizzazioni partner di Save The Children - E per adesso Yarmuk è impossibile da raggiungere". "Ci sono più di 3.500 bambini intrappolati nel campo profughi di Yarmuk, oltre a migliaia di anziani e civili che sono ormai da due anni sotto assedio in una situazione difficilissima - prosegue Schembri - con il cibo e l'acqua che iniziano a scarseggiare".

"Da più di una settimana ormai tutte le infrastrutture civili sono crollate - dice in un colloquio telefonico da Amman - E' una situazione di distruzione totale di ospedali, di scuole". "E' una catastrofe - insiste - e bisogna ricordare che i palestinesi sono i più vulnerabili rispetto alla crisi in Siria perché non c'è nessuna porta aperta per loro per scappare da questa situazione. Sono i palestinesi che pagano prezzo più alto di questo conflitto".

'Serve una tregua, è questione di vita o di morte'

"E' difficile dare conferme", risponde Schembri alle domande sul numero di vittime a Yarmuk da quando la scorsa settimana i jihadisti del sedicente Stato Islamico (Is) hanno attaccato il campo profughi.

"Save The Children chiede alla comunità internazionale di esercitare tutta l'influenza possibile per far sì che si arrivi a una tregua e che si possa così raggiungere la popolazione di Yarmuk, che comunque negli ultimi due anni non è mai stato facile raggiungere. E' questione di vita o di morte. Centinaia di famiglie rischiano la vita solo tentando di scappare da Yarmuk. E' una situazione di totale disperazione".

Per il ministro per la 'Riconciliazione' del governo di Bashar al-Assad, Ali Haidar, "nella situazione attuale è necessaria una soluzione militare" per allontanare "militanti e terroristi" e jihadisti dal campo profughi palestinesi. Per Schembri, "in questi quattro anni di conflitto l'unica cosa chiara è che l'opzione militare non è una soluzione perché porta più miseria, più sofferenza". Bisogna "ricordare - conclude - che le leggi internazionali non sono un optional, ci sono obblighi anche nel mezzo di una guerra e la protezione dei civili è sacrosanta".

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