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Aborto in Italia, ass. Coscioni: "Impossibile in molte aree, ospedali con 100% obiettori"

17 maggio 2022 | 13.32
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Lettera ai ministri Speranza e Cartabia:

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(Fotogramma)

Sono 31 (24 ospedali e 7 consultori) le strutture sanitarie in Italia con il 100% di obiettori di coscienza per medici ginecologi, anestesisti, infermieri o Oss. Quasi 50 quelli con una percentuale superiore al 90% e oltre 80 quelli con un tasso di obiezione superiore all’80%. E' quanto emerge dall’indagine aggiornata 'Mai Dati!' condotta su oltre 180 strutture da Chiara Lalli, docente di Storia della medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, resa nota con l’associazione Luca Coscioni e presentata questa mattina alla Camera dei deputati in occasione dei 44 anni dall’entrata in vigore della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza.

"Legge 194 è ancora mal applicata o addirittura ignorata"

"Avere un quadro chiaro dello stato di salute di questa legge purtroppo non è facile, proprio perché non abbiamo dati aggiornati e dettagliati - ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni - Una cosa è però molto chiara: la legge 194 è ancora mal applicata o addirittura ignorata in molte aree del nostro Paese. Oggi chiediamo con urgenza al ministro della Salute Roberto Speranza e al ministro della Giustizia Marta Cartabia che i dati sull’applicazione della legge 194 siano in formato aperto, di qualità, aggiornati e non aggregati; che si sappia quanti sono i non obiettori che eseguono le Interruzioni volontarie di gravidanza e gli operatori che le eseguono dopo il primo trimestre; che tutte le regioni offrano realmente la possibilità di eseguire le Ivg farmacologiche in regime ambulatoriale; che venga inserito nei Lea un indicatore rappresentativo della effettiva possibilità di accedere alla Ivg in ciascuna regione; e che la relazione ministeriale venga presentata ogni anno nel rispetto dell’articolo 16 della stessa 194".

"Aborto è un servizio medico, non può essere caccia al tesoro"

"L’indagine 'Mai dati' ci dice che la valutazione del numero degli obiettori e dei non obiettori è troppo spesso molto lontana dalla realtà - affermano le autrici della ricerca Lalli e Montegiove - Dobbiamo infatti sapere, tra i non obiettori, chi esegue realmente le Ivg: in alcuni ospedali alcuni non obiettori eseguono solo ecografie, oppure ci sono non obiettori che lavorano in ospedali nei quali non esiste il servizio Ivg, e quindi non ne eseguono".

"La percentuale nazionale di ginecologi non obiettori di coscienza, che secondo la Relazione (del ministero della Salute, ndr) è del 33%, deve, dunque, essere ulteriormente ridotta - rimarcano - perché non tutti i non obiettori eseguono Ivg. Non basta conoscere la percentuale media degli obiettori per regione per sapere se l'accesso all'Ivg è davvero garantito in una determinata struttura sanitaria. Perché ottenere un aborto è un servizio medico e non può essere una caccia al tesoro".

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