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Aborto: In Italia fino al 100% ginecologi obiettori in alcune regioni

13 marzo 2014 | 11.58
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Roma, 12 mar. (Adnkronos Salute) - Impossibile applicare la legge 194, sull'interruzione volontaria di gravidanza, in diverse aree del nostro Paese, dove l'obiezione di coscienza dei medici raggiunge punte del 100%. La cronaca riporta il caso dell'ospedale di Jesi, in provincia di Ancona: 10 ginecologi, 10 obiettori. Ma non mancano situazioni simili in altre Regioni, persino in Lombardia dove 11 presidi ospedalieri su 63 - tra quelli con un reparto di ginecologia e ostetricia - contano la totalità dei ginecologi contrari all'Igv, secondo la denuncia il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Sara Valmaggi (Pd). Situazioni estreme che si inseriscono, però, in un quadro già complesso, come testimonia la 'bacchettata' arrivata al nostro Paese nei giorni scorsi dall'Europa.

Secondo il Comitato europeo per i diritti sociali, infatti, l’obiezione di coscienza, che in Italia raggiunge il 70% di media con punte del 90% nei singoli ospedali, mette a repentaglio la vita della donna. E soprattutto viola il diritto alla salute e all’accesso a cure terapeutiche previsto e garantito dalla Costituzione italiana. I dati del ministero della Salute, nell'ultima relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194, indicano un progressivo aumento dei medici obiettori, con la crescita del 17,3% in 30 anni, a fronte di un dimezzamento degli aborti nello stesso periodo. Sempre secondo le cifre ufficiali a livello nazionale, si è passati dal 58,7% di ginecologi obiettori del 2005 al 69,3% nel 2010 e nel 2011. Tra gli anestesisti la situazione è più stabile, con una variazione dal 45,7% nel 2005 al 50,8% nel 2010 e al 47,5% nel 2011. In aumento gli obiettori anche tra il personale non medico, dal 38,6% nel 2005 al 43,1% nel 2011.

E sono notevoli le variazioni tra regioni. Percentuali superiori all'80% di obiettori tra i ginecologi sono presenti principalmente al Sud: 88,4% in Campania, 87,9% in Molise, 85,2% in Basilicata, 84,6% in Sicilia, 83,8% in Abruzzo, 81,8% nella Provincia di Bolzano e 80,7% nel Lazio. Anche per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con un massimo di 78,1% in Sicilia, 74,5% in Molise, 72,8% in Calabria, 72,4% nel Lazio e 71,4% in Campania). Per il personale non medico i valori sono più bassi e presentano una maggiore variabilità, con un massimo di 85,3% in Molise e 81,4% in Sicilia.

Un quadro, quello descritto dai dati ufficiali, non del tutto preciso, secondo diverse associazioni. Gli obiettori, infatti sarebbero molti di più. "Se le cifre ufficiali parlano di una media del 70%, quelli che abbiamo raccolto noi, struttura per struttura, sono invece del 91,3%", ha recentemente dichiarato Anna Pompili, della Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga).

Stesso tipo di denuncia, solo un anno fa, da un gruppo di associazioni da Milano: dalle indagini svolte sul campo su un campione di 5 province (Como, Lecco, Lodi, Monza e Brianza, Sondrio), la percentuale degli obiettori di fatto risulta dell'83%, otto punti in più rispetto a quella ufficiale (con scarti che arrivano anche a 34 punti percentuali a Monza e 21 punti a Lodi.

L'elevata percentuale di camici bianchi obiettori, che di fatto rendono più difficile applicare la 194, preoccupa anche il Parlamento. Nel giugno scorso la senatrice Laura Puppato (Pd) ha presentato una mozione bipartisan firmata anche da 30 senatori di Pdl, Gal, Pd, Scelta Civica, Movimento 5 Stelle, Sel per garantire il rispetto e la piena applicazione della legge sull'aborto su tutto il territorio nazionale, garantire un riequilibrio del personale medico che preveda almeno il 50% di camici bianchi non obiettore, valorizzare e ridare piena centralità ai consultori.

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