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Aborto: Toscana verso Ru486 fuori da ospedali, ok in ambulatori e consultori

04 marzo 2014 | 18.35
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Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - La Toscana, prima in Italia, porta la pillola abortiva fuori dall'ospedale. Il Consiglio sanitario regionale ha infatti espresso parere favorevole all'utilizzo del medicinale in ambulatori e consultori 'funzionalmente collegati' con gli ospedali, per garantire alle donne un utilizzo senza la necessità del ricovero ma, allo stesso tempo, con le opportune cautele e la possibilità di essere seguite da una struttura adeguata in caso di necessità.

"Il consiglio sanitario regionale - ha spiegato all'Adnkronos Salute Antonio Panti, vicepresidente dell'organismo regionale e firmatario del documento - ha espresso un parere tecnico nel pieno rispetto della legge 194 (che già allora parlava di strutture pubbliche per l'interruzione volontaria di gravidanza scelte dalla Regione) e della scheda tecnica della pillola abortiva, che indica la possibilità dell'uso in ospedale o in strutture previste dalla 194". Panti ha sottolineato che "trattandosi di un intervento farmacologico, e non chirurgico, abbiamo considerato che può essere benissimo fatto in 'ambulatori funzionalmente collegati con l'ospedale', previsti in tutte le Regione", sia consultori, sia ambulatori ospedalieri. "Non c'è nessuna ragione - dice Panti - di mandare una donna che abortisce nella situazione caotica che normalmente c'è negli ospedali, ma si può garantire un ambiente un po' più sereno".

Secondo Panti, inoltre, non c'è nessuna 'rivoluzione'. "Non ci sono novità rispetto a quando, molti anni fa, il Consiglio superiore di sanità affermò che bisognava tenere la donna tre giorni ricoverata e noi, come Toscana, dicemmo di no. Già allora avevamo proposto il day hospital, perché non c'è necessità di ricovero. Oggi diciamo che le donne possono rivolgersi ad ambulatori che, dal punto di vista funzionale, siano collegati con l'ospedale per eventuali necessità, seppure in questi anni abbiamo visto che le complicanze sono rare". La Toscana, dunque, prima Regione a far uscire l'Ru486 dall'ospedale? "Era già tutto scritto nella legge. Più che altro siamo i primi ad averla letta con una certa attenzione, o meglio, con uno spirito più aperto verso le situazioni delle donne che decidono di abortire, che sono sempre situazioni di sofferenza e dolore. Quindi se si può ridurre il carico emotivo è meglio", conclude Panti.

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