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Abruzzo zona arancione, Speranza e Boccia: "Marsilio revochi ordinanza"

07 dicembre 2020 | 13.51
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(Fotogramma)

Un vero e proprio scontro tra governo centrale e Regione Abruzzo sull'ordinanza del governatore Marsilio che ha 'decolorato' con qualche giorno di anticipo la regione, da rossa ad arancione. Il ministro della Salute Roberto Speranza e il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia in una lettera ricostruiscono la vicenda, invitando e diffidando "a revocare ad horas l’ordinanza regionale n. 106 del 6 dicembre 2020 - scrivono a Marsilio - ricordandole le gravi responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure da Lei introdotte riguardo alla salute dei cittadini abruzzesi".

"Ci riserviamo, in mancanza, di intraprendere ogni iniziativa, anche giudiziaria, per garantire l’uniforme applicazione delle misure volte alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e salvaguardare, in particolare, il bene primario della salute delle persone", sottolineano.

L'ordinanza regionale "nel disporre l’applicazione sul territorio regionale abruzzese delle misure di prevenzione della diffusione del virus Covid-19 di cui all’articolo 2 del Dpcm 3 dicembre 2020 viola - scrivono Speranza e Boccia - l'articolo 1 dell’ordinanza del ministro della Salute del 5 dicembre 2020 che, classificando la Regione Abruzzo come Regione rientrante nello 'scenario di tipo 4' e con un livello di rischio alto (c.d. zona rossa), dispone l’applicazione sul territorio abruzzese delle più stringenti misure di prevenzione". Ebbene, "ai sensi della normativa vigente, l’applicazione delle misure relative ad uno scenario inferiore (“zona arancione”) consegue all’accertamento della permanenza per quattordici giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive (“zona rossa”), come verificato dalla Cabina di regia".

Nella missiva si ricostruiscono le condizioni che hanno portato all'ordinanza del 20 novembre, "con la quale – a decorrere dal 22 novembre - si applicavano alla Regione le misure di cui all’articolo 3 del Dpcm 3 novembre 2020. Solo in data 27 novembre è stata, per la prima volta, accertata una riduzione dello scenario epidemico, poi confermata dal monitoraggio del 4 dicembre quale effetto diretto delle misure restrittive aggiuntive, pertanto - ad oggi - non si è verificata la condizione di cui all’articolo 1, comma 16-ter, del decreto-legge n. 33 del 2020, che ai fini di una nuova classificazione, richiede 'l’accertamento della permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive, effettuato ai sensi del comma 16-bis, come verificato dalla Cabina di regia'".

"Si evidenzia peraltro che, come riconosciuto nel verbale della Cabina di Regia del 4 dicembre 2020, l’anticipazione delle misure adottate dalla Regione Abruzzo con l’ordinanza 102 del 18 novembre 2020, avrebbe potuto consentire la consumazione dell’intero periodo previsto per la declassificazione di cui alla normativa richiamata, non prima di mercoledì 9 dicembre - sottolineano i due ministri - Tutto ciò premesso, La invitiamo e diffidiamo a revocare ad horas l’ordinanza regionale n. 106 del 6 dicembre 2020, ricordandoLe le gravi responsabilità che potrebbero derivare dall’applicazione delle misure da Lei introdotte riguardo alla salute dei cittadini abruzzesi. Ci riserviamo, in mancanza, di intraprendere ogni iniziativa, anche giudiziaria, per garantire l’uniforme applicazione delle misure volte alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e salvaguardare, in particolare, il bene primario della salute delle persone".

MARSILIO REPLICA : "MINACCIA RISIBILE" - "Ho ricevuto attorno all'ora di pranzo la lettera di diffida da parte del Governo, firmata dai ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia. Non voglio drammatizzare il conflitto con il Governo, ma considero francamente eccessivo se non risibile il tono intimidatorio e la minaccia di responsabilità penali relativamente ai contagi che avverrebbero in conseguenza del mio provvedimento". E' quanto sostiene il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, a proposito dell'atto adottato che sposta la regione dalla zona rossa a quella arancione.

"Minaccia risibile - spiega Marsilio - perché è indimostrabile se e dove ci si contagi, non so se c'è qualche sceriffo rosso scatenato in giro, a cercare dentro un negozio di pelletterie se qualcuno si stia contagiando per colpa mia... Più seriamente, se passasse questo principio, qualcuno mi dovrebbe dire tutti gli altri contagiati a quale responsabilità penale dovremmo ascriverli. Con Speranza, Boccia, Arcuri, ho sempre avuto un rapporto sereno, leale, costruttivo e penso che rimarrà tale nonostante la divergenza di opinioni".

Ma, prosegue Marsilio, "non condivido la lettura della norma e la sua applicazione e ho il dovere di far prevalere le ragioni dell'Abruzzo. Ho scritto a Speranza il 2 dicembre per valutare l'opportunità di una facoltà di deroga, che gli concede la legge, argomentando ampiamente le ragioni che lo avrebbero consentito. Ma il ministro non ne ha preso assolutamente atto. Da lui ho ricevuto solo mezze risposte".

Il governatore abruzzese spiega che "l'ordinanza dà fino al 20 dicembre la classificazione dell'Abruzzo in zona rossa, salvo rivalutazione della cabina di regia, che si riunisce venerdì pomeriggio, dunque prima di sabato il ministro non potrebbe pubblicare una nuova ordinanza, che qualora riclassificasse l'Abruzzo in zona arancione, ne stabilirebbe l'efficacia dal giorno successivo, cioè da domenica. Altro che mercoledì 9! Attendere la burocrazia ministeriale e i suoi tempi significherebbe sottoporre l'Abruzzo a una cura francamente eccessiva, che ammazzerebbe il paziente".

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