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Putin e le accuse: "Auguro a Biden buona salute"

18 marzo 2021 | 13.24
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Rapporti sempre più tesi tra Russia e Usa. Cremlino: "Parole molto negative da parte di un presidente degli Stati Uniti"

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(Afp)

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Joe Biden accusa Vladimir Putin e lo definisce un assassino. La risposta? "Stia bene". Rapporti sempre più tesi tra Russia e Stati Uniti dopo che il presidente Biden ha definito ieri Putin "un killer" e ha affermato che la Russia "pagherà un prezzo" per le interferenze nelle elezioni Usa. "Una risposta a Biden? Gli direi, 'stia bene. Le auguro buona salute! Lo dico senza ironia, senza scherzare", ha affermato oggi Putin.

Mentre "molto male" è stato il commento secco del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, a chi gli chiedeva un commento alle parole di Biden. "Mi tratterrò dal rilasciare un commento articolato - ha detto il portavoce secondo quanto riporta il sito della Tass - dirò una sola cosa: queste sono parole molto negative da parte di un presidente degli Stati Uniti".

Il richiamo dell'ambasciatore "per il tempo necessario"

Già ieri Mosca aveva reagito con il richiamo dell'ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, per "consultazioni". "Quanto dureranno? Esattamente il tempo necessario per le consultazioni stesse", ha fatto sapere oggi la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. "Le consultazioni - ha chiarito - non si terranno solo al ministero degli Esteri, ma anche in varie agenzie governative".

"Gli Usa si scusino o non finirà qui"

"Ho il sospetto che non finirà qui se gli Usa non daranno spiegazioni e non si scuseranno", ha scritto in un post su Faceboook il vice presidente del Consiglio della Federazione russa, la camera alta del Parlamento, Konstantin Kosachev. "Simili dichiarazioni non possono essere tollerate in nessuna circostanza e porteranno inevitabilmente a un aumento delle tensioni tra i nostri Paesi. Il richiamo dell'ambasciatore negli Usa per consultazioni - ha scritto Kosachev - è una risposta immediata, adeguata e l'unica ragionevole in una situazione del genere".

L'analista: "Così Biden colpisce la politica estera di Trump"

Le aspre accuse mosse a Vladimir Putin dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, dimostrano la volontà di "marcare il cambio di approccio rispetto a Donald Trump anche nel campo della politica estera, colpendone uno dei tratti più controversi, ovvero l'apertura alla Russia, che era stata pensata anche in chiave anti-cinese", spiega in un'intervista all'Adnkronos Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes. "Biden ha fatto la stessa cosa anche in politica interna", emanando già nella prima settimana del suo mandato decine di ordini esecutivi per smantellare alcune delle misure "meno gradite" varate da Trump, sottolinea Dottori, secondo cui il nuovo capo di Stato americano vuole dimostrare che l'ex presidente è stato "un'anomalia rispetto alla tradizione wilsoniana della politica americana, che è condivisa anche dalla destra neoconservatrice".

Quanto alle conseguenze a breve-medio termine delle dichiarazioni di Biden, "in politica estera le parole sono pietre", sottolinea, ed il presidente "sta negando legittimità politica agli interlocutori esteri che non gradisce. Diventerà più difficile sedersi al tavolo con i russi, questo è praticamente certo - dichiara Dottori - Peraltro, rispetto ad altri conclamati killer si osserva maggiore indulgenza. Il presidente afghano Ghani, ad esempio, viene sollecitato a reintegrare i Talebani nel governo del suo Paese. Si punta anche ad un negoziato con il regime di Teheran, che pure ha soffocato nel sangue le proteste dei giovani che chiedevano più libertà". Secondo il consigliere scientifico di Limes, Biden ha voluto reagire a quanto emerso a proposito del sostegno dato dai russi a Trump lo scorso autunno. "È del tutto legittimo, poiché l'America ha tutto il diritto di proteggere la propria sovranità, se la ritiene minacciata. Ma qui pare esserci anche dell'altro - conclude - Dal momento che Trump non è uscito di scena, ma agisce da capo dell'opposizione, è forte la sensazione che Biden stia attaccando tutti coloro che ritiene vicini al proprio predecessore, circostanza che non mancherà di complicare la gestione della politica estera statunitense".

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