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Acqua: Utilitalia, aggregazione e investimenti, servono 5 miliardi

07 ottobre 2015 | 17.47
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La condizione della rete idrica italiana è mediocre, un terzo dell'acqua erogata è a perdere

Investimenti, aggregazione e innovazione. Queste le chiavi per migliorare la gestione del settore idrico in Italia. "Dobbiamo favorire gli investimenti – ha detto Catia Tomasetti, vice presidente di Utilitalia intervenuta oggi al "Festival dell'acqua" a Milano - creare innovazione e puntare sulla qualità mantenendo le tariffe basse e sostenibili".

L'andamento degli investimenti e dei contributi pubblici dal 2011 a oggi è cresciuto del 14%. Ma per Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici di acqua, ambiente, energia elettrica e gas, il livello di investimenti infrastrutturali è ancora inadeguato rispetto alle reali esigenze del Paese, e inferiore rispetto ad altri Paesi europei. A fronte di una spesa effettiva di 34 euro per abitante all'anno, la Francia ne investe 88, il Regno Unito 100, la Danimarca 129. Il reale fabbisogno per l'Italia, stima Utilialia, è di 80 euro pro capite, per un totale di 5 miliardi di euro all'anno.

Nell'area del centro Italia si registra il maggior trend di incremento degli investimenti del settore: nel 2014 la spesa in questa zona è stata di 42 euro per abitante, contro i 36 del nord e i 22 del sud e delle isola, e per il periodo 2014-2017 la previsione di investimento nel Centro sale a 48 euro, a fronte dei 35 del Nord e 18 di Sud e Isole.

"Attualmente ci sono 2.500 gestori del servizio idrico integrato, un numero abnorme" osserva Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia. "Servono norme più semplici, ci aspettiamo che il governo e l'autorità incentivino gli investimenti. Le imprese devono dare l'esempio aggregandosi. È finita l'era delle rendite di posizione". I gestori unici, a quanto emerge da uno studio di Utilitalia, fanno più investimenti di quelli parcellizzati e crescono con maggiore intensità. Gli investimenti pro capite sono sensibilmente superiori nelle aree in cui si sono aggregate le gestioni, dove sono state superate le inefficienze gestionali e le diseconomie di scala e migliorare le capacità di programmazione, l'accesso al credito e la solidarietà territoriale. "Di aggregazione per il settore idrico si parla da ventu n anni – osserva Valotti - ma non sempre sono state realizzate, soprattutto al Sud ". Con la legge Galli (36/94), che impone la gestione unitaria del servizio a livello d'ambito, si è passati da 13.000 gestori a poco più di 2000 nel 2014. Le aree che non si sono integrate a livello di ATO soffrono di inefficienze gestionali e diseconomie di scala, con difficoltà di accesso al credito e mancanza di solidarietà tra territori.

Il modello, osserva Utilitalia, è quello inglese, dove il 100% della popolazione ha accesso ad acqua depurata e purificata e le perdite sono del 22% (in Italia il 32%) . La condizione delle rete italiana è mediocre: un terzo del totale dell'acqua erogata è a perdere, e solo il 79% della popolazione ha accesso all'acqua purificata, mentre il 9% lamenta interruzioni idriche. In Inghilterra, in seguito ai processi di privatizzazione del settore, si è registrata nel corso degli anni un significativa riduzione di perdite idriche. L'Inghilterra ha progettato un investimento di 40,4 milioni di sterline di spesa complessiva per il quinquennio 2015-2020, in Italia gli investimenti sono più bassi e il rischio, stimato dall'agenzia di rating Moody's, è moderato: le principali difficoltà riguardano l'alta densità di siti storici e archeologici che aumenta l'onere amministrativo per ottenere autorizzazioni e rallenta l'intero processo e la complessità tecnica di investimenti nella rete.

Intanto si registra un uso sempre più diffuso di tecnologie avanzate per monitorare più efficientemente il sistema, come l'impiego di microonde capaci di intercettare le perdite di rete, al posto dei tradizionali rilevamenti acustici ed elettrici. O la Smart ball, una palla che, introdotta nella tubatura, è in grado di scoprire eventuali falle nella rete.

Utilitalia invita a un maggiore dialogo tra gli operatori e chiede al governo una normativa chiara e coerente e l'istituzione di un unico referente governativo per il settore: "La sfida è importante – ha detto Catia Tomasetti - non può essere parcellizzata". "L'utente moroso - osserva Tomasetti - ha diritto a 50 litri di acqua al giorno. Questo fa venire meno gli investimenti per migliorare la qualità del sistema idrico. Mi auguro che il governo intervenga presto. La vera solidarietà non è garantire acqua a titolo gratuito ma un progetto per costruire un nuovo futuro".

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