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Addio a Marella Agnelli, principessa icona di stile

23 febbraio 2019 | 13.23
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I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata

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(Fotogramma)

di Paolo Martini

Nata principessa, Marella Caracciolo di Castagneto era diventata un'icona di classe e di eleganza, circondata da un'allure di riservatezza che ne aveva fatto una leggenda di stile. E' stata la moglie di un mito, l'Avvocato Gianni Agnelli (morto il 24 gennaio 2003), il patron della Fiat, diventata lei stessa un mito, discretamente vissuta alla sua ombra e al tempo stesso capace di coltivare passioni, dal giardinaggio alla fotografia, fino al mecenatismo, creando la Pinacoteca del Lingotto.

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Marella e Gianni, con due figli, otto nipoti e sei bisnipoti, hanno legato i loro nomi alla storia, hanno dato vita ad una nuova dinastia, quella dei "Reali" dell'Italia repubblicana. Una dinasty entrata nell'immaginario collettivo del jet set internazionale agli inizi degli anni '60, con fotografie che appartengono all'album della "storia" del XX secolo: sono le immagini che ritraggono la first lady americana Jackie Kennedy per le strade di Amalfi e Capri in compagnia di Donna Marella.

Marella Agnelli era nata a Firenze il 4 maggio 1927 in una famiglia dell'antica aristocrazia napoletana. Il padre, Filippo Caracciolo di Castagneto, era un diplomatico, per cui trascorse l'infanzia in diversi paesi europei, cresciuta ed educata nel cosmopolitismo, grazie alla madre, l'americana Margaret Clarke. Il fratello maggiore, Carlo Caracciolo, fondò insieme a Eugenio Scalfari il gruppo editoriale L'Espresso-La Repubblica; l'altro fratello, Nicola, è stato giornalista, studioso di storia e autore televisivo.

La gioventù di Marella è stata segnata dagli studi in Svizzera, dalla frequentazione dell'Académie des Beaux-Arts e dell'Académie Julian di Parigi, che la indirizzarono verso il mondo della fotografia, lavorando a New York come assistente di Erwin Blumenfeld, e in seguito, rientrata in Italia, come redattrice e fotografa di moda per la casa editrice Condé Nast che pubblicava "Vogue".

Solo successivamente divenne designer di alta moda. Dal 1973 si dedicò alla realizzazione di disegni per stoffe d'arredamento, conquistando negli Stati Uniti il prestigioso premio "Product Design Award of the Resources Council Inc." (1977). La sua proverbiale eleganza nel vestire le fece conquistare un posto nell'ambita 'Hall Of Fame' delle rivista "Vanity Fair", dove sono comparsi anche il marito Gianni Agnelli e il nipote Lapo Elkann. Un'icona di stile ritratta anche dal re della Pop Art Andy Warhol che nel 1973 la inserì insieme con il marito in una delle sue famose serie di serigrafie colorate, dove erano già comparsi, tra gli altri, Mao, Marilyn Monroe e Liz Taylor. E immortalata nei celeberrimi scatti glamour del fotografo Richard Avedon.

Un sigillo di imperitura consacrazione nella vita di Marella Caracciolo fu impresso il 19 novembre 1953: quel giorno sposò Gianni Agnelli nel castello di Osthoffen, a Strasburgo, in Francia, dove il padre era il rappresentante diplomatico italiano presso il Consiglio d'Europa. Il loro matrimonio sembrò quasi inevitabile, tra membri di una stretta cerchia elitaria all'interno della quale i due si scelsero. E divennero una coppia che nulla riuscì mai a mettere in crisi, nemmeno quando l'Avvocato, nelle interviste, confessò: "Non è detto che un marito fedele sia anche un buon marito".

Dal loro matrimonio sono nati due figli, Edoardo, tragicamente scomparso nel 2000, forse suicida, dopo una vita misteriosa non conforme, all'apparenza, all'etichetta familiare, e Margherita, che le ha dato otto nipoti, tra cui John Elkann, presidente di Exor e Fca, che con la madre ha avuto rapporti contrastanti dopo la morte del padre, sfociati anche in una causa per l'eredità.

Donna Marella si è potuta fregiare di una sola onorificenza, a cui peraltro teneva moltissimo: fu insignita del titolo di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana il 13 settembre 2000 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Appassionata di giardinaggio, Marella Agnelli dagli anni '80 aveva curato la progettazione dei giardini nelle sue dimore, Villa Frescot sulla collina di Torino e Villar Perosa nei pressi di Torino e quella di Marrakech in Marocco. Dalla sua passione sono poi nati cinque libri: "Giardino segreto" (Rizzoli, 1998), "Ho coltivato il mio giardino" (Adelphi, 2014) e "La signora Gocà" (Adelphi, 2015), a cui si aggiungono due volumi sull'oasi di Ninfa, situata nella tenuta Caetani di Cisterna di Latina: "Ninfa ieri e oggi" (Allemandi, 1998) e "Il giardino di Ninfa" (Allemandi, 2000). In onore di questa sua passione è stata a lei dedicata una rosa dal famoso vivaio pistoiese Rose Barni. Si era distinta anche per il suo impegno nel Board degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury ed era presidente honoris causa della Riserva Naturalistica Torrente Chisone di Villar Perosa.

Oltre al giardinaggio, Marella Agnelli ha 'coltivato' il mecenatismo. Era membro dell'International Board of Trustees del Salk Institute di San Diego (California) e dell'International Council of the Museum of Modern Art di New York. E' stata, tra l'altro, vicepresidente del Consiglio di Palazzo Grassi a Venezia, nonché presidente de "I 200 del Fai" di Milano e dell’Associazione degli Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea di Torino.

Gianni e Marella Agnelli sono stati uniti anche dalla passione per l'arte, collezionando opere di Canaletto, Bellotto, Canova, Manet, Renoir, Picasso, Matisse, Severini e Modigliani. Gran parte di questa collezione privata è stata donata alla "Fondazione Giovanni e Marella Agnelli", esposta nella Pinacoteca del Lingotto dal settembre 2002, pochi mesi prima della morte di Gianni Agnelli. La Pinacoteca è ospitata all'interno di una speciale struttura, detta lo Scrigno, progettata da Renzo Piano sul tetto dell'edificio del Lingotto, storica sede torinese della Fiat.

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