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Addio alla banca popolare, la Sondrio diventa Spa

29 dicembre 2021 | 15.02
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La Banca Popolare di Sondrio abbandona il sistema cooperativo e diventa società per azioni. Una decisione obbligata, presa dall'assemblea degli azionisti, dopo la riforma delle banche popolari del 2015 voluta dal governo Renzi, che aveva imposto la trasformazione in Spa alle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro. La Popolare di Sondrio aveva tentato di resistere contro l'obbligo di legge, ricorrendo a tutti i gradi di giudizio. Ma di fronte all'eventualità di perdere la licenza bancaria, dopo 150 anni vissuti da cooperativa, ha dovuto cedere.

L'assemblea, tenutasi ancora una volta tramite il rappresentante designato per via dell'emergenza sanitaria, ha visto la partecipazione di 2.610 soci. I voti favorevoli alla trasformazione in Spa sono stati 2.517, i contrari 38, gli astenuti 39 e i non computati 16. "Forti dei nostri solidi valori fondativi, guardiamo al futuro con fiducia, impegnandoci fortemente per continuare a svolgere con efficacia la nostra attività, a beneficio della clientela e di tutti gli stakeholder", ha detto Francesco Venosta, presidente dell'istituto, commentando l'esito dell'assemblea.

Un "passaggio storico", ma anche una "scelta obbligata", dopo i 150 anni vissuti come società cooperativa, secondo l'isituto. Il nuovo statuto approvato "offre un senso di continuità fra il ruolo fin qui svolto dalla Popolare di Sondrio e quello che, trasformata in società per azioni, è ora chiamata a esercitare a favore delle famiglie, delle piccole e medie imprese, delle cooperative e degli enti pubblici e privati, prestando peculiare attenzione ai territori serviti, a partire da quelli di origine della Valtellina e della Valchiavenna".

L'istituto abbandona quindi il voto capitario, 'una testa un voto', e adotta il sistema per cui chi ha più azioni comanda. E che proietta la banca al centro del risiko bancario. Al momento il peso principale nel capitale dell'ex popolare è in mano a Unipol, che detiene il 9% dell'istituto valtellinese, da tempo suo partner commerciale in Arca Vita e in Arca Fondi tramite Bper. Il gruppo guidato da Carlo Cimbri possiede il 18,9% di Bper, che ha chiesto di avviare delle trattative con il Fondo interbancario di tutela dei depositi per rilevare la sua quota in Banca Carige. Un possibile nucleo del terzo polo bancario nazionale.

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